Cig: nuova impennata in Umbria, a marzo oltre 20mila lavoratori coinvolti

“Contrariamente agli ottimismi di facciata che vengono profusi da più parti, la crisi è tutt’altro che finita. Per questo riteniamo che occorre contrastarla sostenendo le proposte della Cgil e la mobilitazione, con lo sciopero generale del 6 maggio e la manifestazione regionale che si svolgerà a Terni”. E’ il chiaro messaggio di Mario Bravi, Segretario Generale Cgil Umbria.

Crisi senza fine. “I dati recentissimi dell’Osservatorio nazionale della Cgil – spiega la nota – e relativi al mese di marzo 2011 confermano che si continua a vivere una drammatica emergenza sul versante del lavoro e la nostra Regione sta subendo pesantemente i colpi della crisi”. Secondo Bravi, “non esiste una politica economica di contrasto alla crisi, mentre 500 aziende a livello nazionale hanno cambiato proprietà con acquisizioni effettuate da proprietà straniere”, a dimostrazione “dell’assenza di una politica industriale a livello nazionale”.

La Cig accelera. Nel preoccupante quadro illustrato dalla Cgil umbra, c’è un’impennata consistente nel mese di marzo della Cig rispetto all’anno scorso mentre le aziende fallite sono aumentate del 122%. Inoltre, la ripresa che qualcuno intravede è di dimensioni minime e non ha nessun effetto sull’occupazione. “In Umbria – ricordano ancora dal sindacato – nell’anno corrente e precisamente a marzo 2011 i lavoratori coinvolti dalla Cassa Integrazione sono 20.859, dei quali 13.958 nella Cassa in deroga. Mentre per quanto riguarda i lavoratori cassintegrati a 0 ore, sempre a marzo 2011, questi sono 10.295 dei quali 6.979 in deroga”.

Emergenza lavoro. Il tasso di disoccupazione in Umbria è salito dal 7,1% al 8,4%. Tutti questi dati per Bravi non sono altro che la conferma del fatto che “l’Umbria subisce pesantemente la crisi che c’è a livello nazionale, e non è un caso che rispetto all’anno scorso siamo la seconda Regione, dopo la Calabria, per l’aumento del numero dei cassintegrati”. Alla luce di quanto detto nella nota sindacale, la causa principale del tutto è, senza dubbio, “la fragilità del nostro assetto produttivo che richiede di impegnarsi con forza per fare in modo che il lavoro, attraverso il piano straordinario, diventi la priorità vera della nostra Regione”. Bravi ricorda, infine, il prossimo appuntamento: “Occorre unificare proposta ed iniziativa di mobilitazione contro le politiche recessive del Governo nazionale. Per tutti questi motivi, la giornata del 6 maggio diviene fondamentale, per fare in modo che in quel giorno l’Umbria si fermi per poter ripartire in condizioni diverse”.

Mauro Sedda