Roberto Lassini: identikit di un pidiellino anti-giudici

L’autore dei manifesti che hanno provocato l’ennesimo scontro tra il governo e la magistratura è Roberto Lassini. Presidente dell’Associazione “Dalla parte della democrazia”, il pidiellino si è ieri assunto la responsabilità di quella scritta che ha infiammato il dibattito politico in tutto il Paese (“Via le Br dalle Procure“). “Quei manifesti – ha tentato di difendersi Lassini – non volevano essere offensivi, erano solo una provocazione“. E interpellato sulla veridicità della dichiarazione ufficializzata dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha ieri annunciato la sua “autosospensione” dal partito e la conseguente rinuncia alla corsa elettorale (come consigliere comunale di Milano): “Non mi sono assolutamente autosospeso – ha chiarito Lassini – e il coordinamento regionale del partito ha ribadito la mia candidatura“.

Un pidiellino “responsabile” – Intercettato dal quotidiano Il Giornale, il responsabile del messaggio incendiario sui presunti brigatisti in toga, ha ieri calato la maschera. “Quei manifesti sulla giustizia – ha spiegato Roberto Lassini – non volevano essere offensivi verso i magistrati, né mancare di rispetto alle istituzioni. Sono stati una provocazione“. Il riferimento è al poco diplomatico “Via le Br dalle Procure” che qualche giorno fa ha fatto capolino nelle strade di Milano, suscitando un vespaio di polemiche. “Non è mia la paternità di quello slogan – ha precisato il pidiellino – ma sono il presidente onorario dell’ Associazione ‘Dalla parte della democrazia’ che li ha fatti realizzare e quindi ci metto la faccia. Credo che i militanti abbiano fatto una sintesi dell’espressione del premier che – ha notato Lassini – ha parlato di brigatismo giudiziario”.

La candidatura al consiglio comunale – Spostando la discussione sull’opportunità di confermare la sua candidatura a consigliere comunale di Milano (ovviamente nelle liste del Pdl), Lassini non ha tradito cedimenti. Il sindaco Letizia Moratti ha ieri annunciato la sua autosospensione dal partito, ma l’esponente del Pdl ha prontamente smentito il primo cittadino. “È nato un equivoco – ha spiegato – non mi sono assolutamente autosospeso e il coordinamento regionale del partito ha ribadito la mia candidatura”. Del resto, ha precisato Lassini, alle mie spalle c’è una storia di militanza politica che conforta la candidatura e la volontà di rimettere il giudizio nelle mani degli elettori.

La triste storia dell’ex sindaco di Turbigo – “Accusato di tentata concussione – ha raccontato l’esponente del Pdl – sono stato in carcere da innocente e ho perso tutto. In cella 42 giorni a San Vittore e poi 5 anni e mezzo per la sentenza di proscioglimento. Sono stato risarcito con 5 mila euro, non sufficienti – ha precisato Lassini – nemmeno per le spese legali. La Procura nemmeno fece appello e nel frattempo però mi dimisi da sindaco (di Turbigo, ndr). Quanti sono i casi come il mio? – ha continuato il presidente dell’Associazione pro-Berlusconi – Noi siamo stati dimissionati da Tangentopoli! E’ il sistema giustizia che non funziona. La nostra Associazione è nata per sostenere il premier nella battaglia per la riforma”. Con un  trascorso del genere, l’ex sindaco di Turbigo non poteva non benedire l’anatema anti-giudici vergato dai suoi sodali.

Maria Saporito