E Mannino ci riprova con un progetto popolare che guarda alla Dc

Il parlamentare Calogero Mannino ci riprova. Dopo la breve esperienza alla guida del Pid (Popolari d’Italia domani), l’ex ministro ha ieri tenuto a battesimo a Palermo il nuovo movimento di “Iniziativa popolare“. Uno schieramento con cui l’ex Udc spera di risolvere la crisi creatasi all’interno del Pdl dopo la “rottura” tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, attirando a sé esponenti confluiti in partiti differenti. Una sorta di nuova casa comune, pronta a d accogliere pidiellini delusi, democratici demotivati e, ovviamente, casiniani insofferenti. In sintesi, ha spiegato lo stesso Mannino: “Una nuova incarnazione della Democrazia cristiana“.

Il ritorno della Dc? – Si chiama Iniziativa popolare l’ultima creatura politica plasmata dal siciliano Calogero Mannino. L’ex ministro dei Trasporti ha ieri illustrato a Palermo i punti salienti del suo nuovo disegno, rimarcando la necessità di rilanciare un vero partito di centro, capace di attirare e ricompattare le energie dispersesi nella galassia partitica italiana. “Noi ritenevamo e io ritengo ancora oggi – ha spiegato l’ex Udc – che questo partito di centro debba essere un partito popolare. Io sono rimasto alla crisi che si è aperta nel Pdl con l’uscita di Fini e penso che bisogna mettere insieme le forze disseminate in un arco che va dal Popolo della libertà al Pd, includendo, ovviamente – ha precisato Mannino – l’Udc di Casini, in ragione di una comune ispirazione ai valori della dottrina sociale della Chiesa”. Un progetto ambizioso, che l’ex presidente di Pid  ha presentato rispolverando un “marchio” di garanzia: “In altri termini – ha tagliato corto il siciliano – sto pensando a una nuova incarnazione della Democrazia Cristiana“.

La lealtà a Cuffaro – Interpellato sulla sua uscita dal partito di Pier Ferdinando Casini e sulla decisione di non confluire nel gruppo dei cosiddetti “responsabili“: “Per la lealtà che dovevamo all’amico Totò Cuffaro – ha spiegato Mannino – siamo usciti dall’Udc nel momento in cui il partito di Casini, attraverso la proposta del Terzo Polo, si accingeva all’alleanza con il Pd per operare il ribaltone. Ma lo strappo – ha continuato – non doveva portare alla confluenza nel Pdl proprio mentre Berlusconi avrebbe dovuto aprire una fase di ridefinizione del suo partito. L’uscita di Fini ha aperto una crisi nel Pdl che non si risolve con la costituzione del gruppo dei Responsabili“. Quanto alle possibili alleanze da stringere: “Il partito popolare – ha osservato l’ex ministro – nel caso in cui dovesse essere composto da tutto ciò che si libererà dalla crisi del Pdl, non avrà bisogno di alleanze perché sarà di per sé alternativo alla sinistra e non dovrà allearsi con la sinistra. Noi vogliamo fare un partito che raggiunga la maggioranza – ha osato il parlamentare siciliano – così come è possibile oggi con un sistema tendenzialmente bipolare”.

Maria Saporito