Lassini si arrende: Ritiro la candidatura, ma non volevo attaccare lo Stato

Probabilmente Roberto Lassini non aveva mai pensato che quel gesto un po’ sopra le righe gli sarebbe potuto costare la candidatura al Consiglio comunale di Milano. In fondo – avrà pensato – siamo in Italia, mica in uno di quei paesi seri, se gli italiani hanno rieletto uno che ha dato del ‘coglione‘ a metà di loro e se continuano a sostenerlo nonostante si faccia ricordare più per le barzellette volgari che per le azioni di governo, cosa vuoi che siano un po’ di manifesti con su scritto ‘Fuori le Br dalle Procure‘?
Tutt’al più il buon Lassini avrà auspicato che il suo potesse diventare una goliardia futurista, come quando il senatore Nino Strano celebrò la caduta del governo Prodi gustando della mortadella tra gli scranni di Palazzo Madama. Ma purtroppo la giustizia non è di questo mondo – e men che meno dell’Italia stando a quanto sostengono i berlusconiani, ma anche gli antiberlusconiani – e così Roberto Lassini si è oggi arreso alle pressioni proveniente dai colleghi di partito che avevano suggerito caldamente il ritiro della candidatura dalle prossime elezioni amministrative.

Abbandonato dalla Moratti e da Berlusconi – L’esponente del Pdl rischia di essere ricordato per essere stato l’attacchìno più sfigato della storia: prima ha dovuto prendere nota del distacco mostrato dal candidato sindaco Letizia Moratti che non ha esitato a dire che avrebbe considerato “incompatibile un’eventuale presenza in Consiglio comunale di Roberto Lassini” con la propria e poi, come se non bastasse, vedersi rinnegato nientepopodimeno che dal presidente del Consiglio in persona. O meglio, più che rinnegato, potremmo dire nemmeno considerato. Berlusconi, a chi gli chiedeva conto e ragione dei manifesti comparsi a Milano, ha risposto glaciale: “Questo Lassini nemmeno lo conosco“.
E viene da mettersi davvero nei suoi panni, vedersi trattato così da colui che fu l’apripista delle invettive contro i magistrati, giudicati non solo comunisti ma anche “malati di mente“, non deve essere mica facile da sopportare.

La lettera a Napolitano – A Roberto Lassini, così, non è rimasto altro che inviare una breve lettera al capo dello Stato Giorgio Napolitano dove l’esponente del Pdl si mostra addolorato per quanto accaduto: “Le parole da Lei espresse in merito alla nota vicenda dei manifesti affissi a Milano mi hanno profondamente toccato. Non lo dico per compiacerLa né per riscattarmi, ma perché condivido l’attaccamento allo Stato e il rispetto delle istituzioni democratiche da Lei richiamati. Il messaggio espresso in quel manifesto, da me in qualche modo patrocinato, tradiva una rabbia personale con cui ho convissuto per anni e non teneva in giusta considerazione il dolore di altri italiani e l’attacco non voluto al nostro Stato”.
E adesso un minuto di silenzio. Ma anche più di uno, non sarebbe male.

Simone Olivelli