Lettera di Napolitano, Berlusconi non ci sta: Due pesi e due misure

Non ci sarà nulla da stupirsi se nel prossimo Consiglio dei Ministri verrà approvato un provvedimento che consenta di aumentare il numero degli autovelox. Ma ad attirare l’attenzione non sono le pur sempre pericolosissime strade che ogni settimana reclamano il proprio tributo di morti, bensì le bravate di chi governa: a quante pare, un po’ tutti hanno preso gusto nel superare i limiti.
Stamane è arrivato il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ancora una volta, rivolgendo un invito ad abbassare i toni dello scontro politico, ha avvertito che si è giunti «al limite dell’esasperazione».
Il riferimento specifico del capo dello Stato va ai manifesti comparsi negli scorsi giorni per le strade di Milano, città al centro dell’attenzione per ospitare la ripresa dei numerosi processi in cui compare come imputato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Chi ha affisso quei cartelloni ha pensato bene di equiparare i magistrati, colpevoli a detta dello stesso Premier di perseguitarlo con intenti prettamente politici, alle Brigate Rosse. Per Napolitano non ci sono dubbi: «Quei manifesti sono un’ignobile provocazione. Nello scontro politico c’è il pericolo di degenerazioni».

«Napolitano usa due pesi e due misure» – Dal canto suo Berlusconi, pur non nascondendo l’imbarazzo e il fastidio per la trovata davvero fuori luogo del candidato al consiglio comunale di Milano Roberto Lassini, non accetta che dal Quirinale arrivino rimbrotti e tirate d’orecchie solo quando a essere protagonisti sarebbero persone appartenenti all’area politica del centro-destra. Secondo alcune indiscrezioni, il presidente del Consiglio avrebbe manifestato la propria irritazione dopo la diffusione del messaggio di Napolitano. Stando a quanto riportato dal quotidiano romano Il Messaggero, il leader della maggioranza avrebbe commentato: «Qui l’esasperato sono io che da diciotto anni sono sotto il fuoco delle procure. Ho subito accuse, attacchi e calunnie di ogni genere. A me hanno detto e scritto di tutto, dal mafioso al corruttore, e i miei unici difensori sono sempre stati soltanto i miei elettori».
Se su una cosa i sostenitori e i detrattori di Berlusconi possono essere d’accordo, questa è la consapevolezza che da tempo immemore il dibattito all’interno dei palazzi del potere riguarda solo ed esclusivamente il destino politico, giudiziario, economico del premier. E ciò non fa bene al Paese. Anche per questo, si consiglia di allacciare le cinture fino a che l’apposito segnale luminoso verrà spento.
Sì, ma quando?

Simone Olivelli