Libia: corridoio umanitario a ovest. A Roma il capo del Consiglio di Transizione

Un’operazione mirata per la prima volta a raggiungere le zone più disastrate della Libia per portare aiuti alimentari alla popolazione in difficoltà. E’ l’iniziativa che il Programma di Alimentazione Mondiale (Pam) dell’Onu ha avviato con la costituzione di un corridoio umanitario nella parte occidentale del Paese, compresa Tripoli. Il primo convoglio è partito ieri, attraverso la frontiera tunisina di Ras Jedir, composto da otto camion che hanno trasportato 240 tonnellate di farina e 9,1 tonnellate di biscotti ad alto contenuto energetico. Una quantità di viveri in grado di sfamare per 30 giorni almeno 50.000 perone.

Il Pam si sta coordinando con tutte le parti per assicurare che la popolazione civile non soffra la fame, a prescindere da qualsiasi fazione appartenga”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla portavoce del Programma Alimentare Emilia Casella. Il cibo sarà distribuito principalmente a donne e bambini nelle città di Tripoli, Zintan, Yefrin, Nalut, Mezda, Al Reiba e Al Zawia.

E proprio due di queste città, Yefrin e Nalut, sono finite domenica sotto l’assedio dei razzi lealisti. Lo hanno riferito abitanti della zona, ancora sotto il controllo degli insorti. Almeno cento persone sarebbero morte sotto i bombardamenti, nei pressi del confine con la Tunisia, che non hanno risparmiato abitazioni private e ospedali. La stessa accusa che i ribelli hanno lanciato per gli attacchi a Misurata. Anche in questo caso, infatti, le truppe di Gheddafi avrebbero preso di mira quartieri residenziali della città. Un’escalation di violenza che diventa ogni giorno più insostenibile, tanto che il ministro britannico dello Sviluppo Internazionale Andrew Mitchell ha fatto sapere che il suo Paese evacuerà cinquemila persone da Misurata.

Proseguono intanto i movimenti sul fronte diplomatico. Oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi riceveranno Mustafa Jalil, capo del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt). Un incontro che si annuncia delicato, soprattutto per la posizione espressa nei giorni scorsi dal Cavaliere di non voler bombardare in Libia. Dall’altra parte Jalil ribadirà la necessità dei ribelli di ricevere forniture di armi e addestratori militari.

Da poco si è invece concluso l’incontro tra lo stesso Capo del Consiglio di Transizione e il ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ha ribadito innanzitutto la necessità che tutti i Paesi riconoscano la legittimità del Cnt come referente istituzionale dal quale “nascerà la nuova Libia”. Il titolare della Farnesina ha anche ammesso che per ora non c’è una “via d’uscita politica” al conflitto, ma ha tenuto a precisare che, non appena “le condizioni lo consentiranno” l’Italia sarà in testa nella ripresa dei rapporti con la Libia democratica, a partire dalla nuova applicazione del trattato fra i due Paesi. Volontà sul quale si è espresso positivamente anche Jalil: “Siamo impegnati nel rispetto di tutti i trattati legittimi precedenti.

Cristiano Marti