Catanzaro, bimbo di sei anni pestato da coetanei: operato per emorragia interna

Un bambino di appena sei anni è finito in ospedale per un’emorragia interna, il giorno dopo essere stato picchiato da alcuni coetanei. E’ successo in una scuola elementare di Catanzaro. In un primo momento sembrava essere stato soltanto un brutto episodio di violenza, ma a ventiquattro ore dall’accaduto il piccolo ha iniziato ad avvertire malori che hanno portato i genitori alla decisione di condurlo in ospedale per essere visitato. I medici del nosocomio calabrese, accortisi delle reali condizioni in cui versava il bambino, hanno deciso di operarlo d’urgenza. Le sue condizioni sono considerate serie, ma non in pericolo di vita.

Colpevoli, forse, due bimbi di etnia rom – Sulla vicenda sta indagando la Squadra mobile di Catanzaro che nelle prossime ore cercherà di ricostruire la dinamica dell’accaduto e di valutare la correlazione tra la baby rissa e le serie conseguenze avute dal bambino. Non è ancora ben chiaro chi si sia reso autore della violenza: alcune voci parlano della possibilità che, a pestare il piccolo, siano stati alcuni coetanei che vivono nelle immediate vicinanze dell’istituto scolastico e che apparterrebbero all’etnia rom. Tuttavia ciò non è ancora ben chiaro.
La stessa agenzia Ansa non dirada i dubbi. In un lancio delle 9,58 si legge: “Un bambino di 7 anni, che frequenta un istituto scolastico di Catanzaro, è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni in seguito ad un‘aggressione subita da parte di alcuni coetanei, tra cui piccoli di etnia rom“.
Dal testo appena citato si evince che a picchiare il bimbo potrebbero essere stati in molti e solo alcuni di essi sarebbero di origine rom. L’imprecisione nella scelta delle parole, in attesa che le indagini appurino con esattezza la realtà dei fatti, può avere delle conseguenze spiacevoli, specialmente in un periodo come questo dove la paura dello straniero cattivo viene ripetutamente alimentata da parte di alcuni politici che non sono mai riusciti a fare i conti con la propria xenofobia.

Simone Olivelli