Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Qui Radio Arcore, anche Ferrara grida al golpe e inveisce contro i...

Qui Radio Arcore, anche Ferrara grida al golpe e inveisce contro i magistrati

Parla Arcore, trasmettiamo alcuni messaggi promozionali.
Dovrebbe essere così, secondo molti, il nuovo intro della striscia quotidiana di approfondimento condotta da Giuliano Ferrara e in onda, dal lunedì al venerdì, ogni sera dopo il Tg1 delle 20. L’edizione preferita da Augusto Minzolini per i suoi editoriali, per intenderci.
La scelta di intitolare il programma Qui radio Londra è stata concepita, in origine, come una provocazione alla presunta mancanza di contraddittorio sulle tv nazionali, ritenute dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e per irraggiamento anche da tutti gli esponenti della maggioranza, appannaggio della Sinistra. Sì, proprio così, anche se sembra strano. Nell’Italia del conflitto di interessi, nel Paese in cui il premier è proprietario delle maggiori emittenti private e controllore indirettamente di quelle statali, qualcosa che non va c’è: a parlare sono solo i comunisti.

Il nazismo e la libertàQui Radio Londra dunque nasce per omaggiare la quasi omonima trasmissione radiofonica che in piena seconda guerra mondiale costituiva il baluardo della libertà di informazione a fronte dell’occupazione nazista nel continente europeo. D’altronde lo stesso Ferrara non ha esitato a dichiararsi fazioso e a stupirsi, piuttosto, del fatto che altri suoi colleghi illustri continuino a sostenere di essere super partes.
Ma a poco più di un mese dalla prima puntata, la striscia condotta da Ferrara pare avere ben poco da condividere con ciò che accadeva sessant’anni fa al di là della Manica. I riferimenti geografici dell’ex confidente della Cia dovrebbero essere più modesti: appena seicento chilometri più a nord, nel santuario del bunga bunga.

Ferrara a Napolitano: Non ignori i tentativi eversivi – In poco meno di trenta puntate Giuliano Ferrara è riuscito a creare una relazione di proporzionalità inversa di tutto riguardo: gli ascolti diminuiscono, le polemiche aumentano.
Ieri sera il conduttore ha preso in esame la disputa sui presunti tentativi di eversione provenienti da una parte della magistratura e atti a spodestare l’attuale governo. La questione è sempre la stessa: sono i magistrati che da diciassettenne anni non fanno altro che perseguitare il presidente Berlusconi, minando così il normale corso della vita democratica, o è stato il premier che è riuscito negli anni a collezionare comportamenti al confine della legalità?
Ferrara, pur riconoscendo il merito al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di essere opportunamente intervenuto, prendendosela “con quel manifesto indecente che dice ‘Via le Br dalle Procure'”, non ha esitato comunque a riprenderlo per un presunto doppiopesismo nel valutare i fatti, specialmente quando questi sarebbero compiuti da personaggi vicini alla Sinistra: “Presidente, lei è garante verso tutti i cittadini […], non può ignorare un fatto acclarato e cioè che è in atto in questo Paese un insieme di comportamenti eversivi dello stato di diritto dell’ordine costituzionale”.
L’approfondimento è poi proseguito stigmatizzando il comportamento di “quei magistrati che fanno comizi in piazza, per attaccare preventivamente leggi di riforma della Costituzione che sono portate alle Camere da una maggioranza regolarmente eletta dagli italiani”.
L’attacco di Ferrara ha poi fatto riferimento all’editoriale di Alberto Asor Rosa che, negli scorsi giorni dalle colonne de Il Manifesto, aveva sostenuto che “la democrazia si salva, anche forzandone le regole” e auspicato “una prova di forza che, con l’autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall’alto, instaura quello che io definirei un normale stato d’emergenza“. Le parole di Asor Rosa per Ferrara sono la controprova di come la democrazia in Italia sia in pericolo.
Ed è proprio questa l’unica certezza rimasta ai cittadini: la democrazia è moribonda. Rimane da capire chi è il colpevole dell’agguato, con le parti in causa a giocare reciprocamente a rimpiattino.
Come un cane che si morde la coda. Una coda che non c’è più.

Simone Olivelli

Comments are closed.