Siria: Assad firma la fine dello stato d’emergenza. Ma il popolo non si fida

Il presidente Bashar al Assad, riferisce la televisione di Stato, ha firmato la legge “per porre fine allo stato di emergenza in Siria”. E’ questo l’ultimo storico passo che l’esecutivo ha scelto di compiere per placare le rivolte che ormai dilagano in tutto il Paese, spinte dalla richiesta di democrazia, libertà di stampa e riforme in favore dei cittadini. Uno stato di emergenza che era in vigore da 48 anni, la cui cancellazione, però, non placa le critiche e la diffidenza dell’opposizione politica: “Il problema (non si è risolto con questa decisione, ndr). E’ che l’elite al governo e le forze di sicurezza hanno messo le loro mani sul sistema giudiziario e le altre leggi che hanno introdotto comportano che le forze di sicurezza non debbano rispondere alla legge.” Sono le parole di Haitham al Maleh, capo dell’opposizione siriana. L’abolizione dello stato di emergenza non ha senso, secondo l’avvocato ed ex giudice, se per gli apparati di sicurezza non è ancora applicabile il principio di responsabilità.

Resta comunque una decisione epocale quella di Assad, che scioglie finalmente la Corte per la sicurezza dello Stato. La tv di Stato ha inoltre annunciato che il Presidente ha firmato anche il progetto di legge per la concessione del diritto di manifestazione pacifica. Punto ancora molto critico, quest’ultimo, della cui portata non si hanno certezze applicative,  dato che le organizzazioni umanitarie hanno denunciato che, nonostante il carattere pacifico delle manifestazioni organizzate dai siriani finora, le forze dell’ordine hanno già causato 220 morti, caduti durante operazioni di repressione. Ancora martedì scorso, infatti, un video amatoriale registrava ad Homs l’attacco armato della polizia contro i manifestanti. E il giorno prima gli scontri avevano provocato la morte di 21 civili.

Se però esiste incertezza su come cambierà la gestione politica del Paese a seguito di queste annunciate riforme, il punto fermo di queste ore è che il popolo continua a diffidare delle promesse di Assad: “Sono poca cosa le riforme del Presidente”, dicono i manifestanti a Deraa, città nella quale il 15 Marzo scorso ebbero inizio le rivolte. Ancora oggi a Homs ci sono stati scioperi e marce di protesta, e su Facebook gli insorti rilanciano la resistenza invocando anche la partecipazione dei cristiani, invitati a prendere parte alleproteste del Venerdì Santo. Coinvolgimento non casuale, anche perché i cristiani stanno diventando sempre più spesso l’obiettivo di gruppi armati salafiti, corrente radicale dell’Islam sunnita. “Noi cristiani in Siria abbiamo sempre vissuto in pace – racconta un giovane trentenne – e non vogliamo che il desiderio legittimo di libertà di un popolo possa essere utilizzato da un gruppo di fanatici per seminare terrore nel Paese.

Cristiano Marti