Carmela Rea uccisa con 35 coltellate: delitto passionale o serial killer?

Il giallo di Colle San Marco divide le opinioni di chi in questi giorni è stato colpito dall’efferatezza con cui è stata uccisa Carmela Rea, la ventinovenne di origini napoletana sparita dai boschi vicino a Teramo lunedì scorso e ritrovata dopo due giorni a diciotto chilometri di distanza, nei pressi di un’area picnic di Ripe di Civitella del Tronto. Delitto passionale o il gesto di uno squilibrato, qualcuno che ha scelto la sua preda pur non avendo avuto a che fare con lei nel passato. Un serial killer oppure, ipotesi mai esclusa in casi come questo, una setta bisognosa di compiere un sacrificio.

L’autopsia: nessuno stupro – Chi ha seviziato e poi assassinato Carmela Rea non ha abusato di lei sessualmente. A stabilirlo è stata l’autopsia condotta dall’anatomopatologo Adriano Tagliabracci. Gli esami hanno poi appurato che l’assassino ha agito con foga colpendo la vittima per un totale di trentacinque coltellate, indirizzate tra collo e tronco. Vi è anche la quasi sicura certezza che il luogo dove Carmela è stata uccisa non è quello in cui il cadavere è stato fatto ritrovare: questo elemento è di notevole importanza perché indica che chi ha compiuto l’orrendo delitto, seppur colto da un raptus di follia, ha voluto comunque comunicare al mondo esterno ciò che aveva compiuto. A tal proposito, rimane anche da stabilire se chi ha indirizzato, con una telefonata anonima, le forze dell’ordine a Ripe di Civitella del Tronto sia implicato nella vicenda o se si sia trattato di qualcuno che, trovato il corpo, ha voluto avvisare la polizia preferendo comunque celare la propria identità.

La siringa e la svastica – Ad arricchire la scena del delitto ci sono due particolari inquietanti: sul collo di Carmela è stata trovata una siringa contenente un liquido che verrà presto analizzato per capire se si tratti di un narcotizzante che l’omicida potrebbe aver utilizzato per rendere inerme la donna. Quest’ultima si era allontanata dal luogo, in cui si trovava in compagnia del marito, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, e della figlia di diciotto mesi, per andare alla toilette. Chi ha incontrato Carmela mentre si addentrava nei boschi? Qualcuno che conosceva o un predatore che ha aspettato il momento giusto per entrare in azione?
A destare preoccupazione anche il segno ritrovato sulla gamba della vittima: alcuni tagli sembrerebbero formare un disegno simile a una svastica. C’è chi ha pensato a un nostalgico del nazismo – proprio il 20 aprile ricorre l’anniversario della nascita di Adolf Hitler – e chi invece pensa che sia soltanto un modo per depistare le indagini, spostando l’attenzione su simbolismi creati ad hoc.

Il Mostro di Firenze e quelle parole non dette – Mentre si assiste, come di consueto in questi casi, al rincorrersi di voci contrastanti, indiscrezioni che vanno a contraddire l’una o l’altra ipotesi, a colpire è la strana omissione operata dai maggiori quotidiani nel riportare le dichiarazioni del noto criminologo Francesco Bruno che provando a interpretare le circostanze che caratterizzano questo delitto non ha esitato a sostenere che potrebbe trattarsi di un serial killer, facendo anche riferimento a un altro omicidio scoperto tre mesi fa non troppo lontano dal luogo dove è sparita Carmela Rea: il 5 gennaio fu scoperto il cadavere mutilato di Rossella Goffo, scomparsa nel maggio 2010.
Ma nelle parole di Bruno vi è anche un riferimento ai delitti del Mostro di Firenze, giallo che ad oggi costituisce uno dei più intricati misteri della storia italiana: otto duplici omicidi legati da un modus operandi molto simile ma che soprattutto sembrano essere stati commissionati da qualcuno che non ha ancora un nome, qualcuno di insospettabile. Ma le maggiori testate nazionali, dal Corriere della Sera al Tgcom, sembrano non essere rimaste affascinate dall’ipotesi del criminologo di Celico: le parole di Bruno sono state tutte riportate eccetto quelle riguardanti il Mostro.

Simone Olivelli