Caso Lassini, Letizia Moratti non ci sta: Deve dimettersi

Il sindaco di Milano Letizia Moratti desidererebbe che non si parlasse più di Roberto Lassini, l’esponente del Popolo della Libertà che, candidatosi come consigliere comunale alle elezioni amministrative che si terranno il prossimo 15 maggio, da giorni è al centro delle polemiche per la decisione di far affiggere manifesti su cui vi era la scritta ‘Fuori le Br dalle Procure‘. La Moratti, che tenterà di bissare il successo ottenuto nel 2006, ha preso fin da subito le distanze da colui che avrebbe potuto mettere in cattiva luce la coalizione di centro-destra con un gesto che è stato poi stigmatizzato anche da diversi esponenti della maggioranza di governo.
Lassini, dal canto suo, dopo aver fatto un passo indietro dichiarandosi intenzionato a ritirare la propria candidatura perché pentitosi del proprio gesto e del danno di immagine che avrebbe potuto creare al proprio partito, rimanendo in lista, ha oggi fatto retromarcia dichiarandosi pronto a rimanere nel Consiglio comunale qualora i cittadini dovessero eleggerlo. A sostegno del ripensamento di Lassini ci sarebbe anche la solidarietà del premier Silvio Berlusconi, che soltanto qualche giorno fa aveva dichiarato di non conoscere chi fosse il responsabile dell’affissione dei manifesti incriminati.

Moratti: Lettera di dimissioni vincolante – Il sindaco di Milano, nonostante abbia espresso la volontà di non curarsi del caso Lassini perché “oramai chiuso“, ha avuto difficoltà a dissimulare l’irritazione causata dal ripensamento del candidato consigliere: “Il partito ha espresso una condanna piena, il segretario regionale Mantovani ha in mano una lettera di dimissioni irrevocabili da parte di Lassini secondo le modalità comunicate dal Viminale quindi per me il caso è chiuso, continuo a occuparmi della città”. La Moratti ha poi ripetuto: “Il Viminale ha dato indicazioni precise: indica che quando le liste sono presentate non è possibile ritirare un nome dalla lista, ma indica che le dimissioni preventive irrevocabili equivalgono a una non candidatura“.
Vengo anch’io, no tu no.

Simone Olivelli