Delitto De Mauro, pm Ingroia: Ergastolo per Totò Riina, fu lui il mandante

A ordinare l’uccisione di Mauro De Mauro, il giornalista assassinato il 16 settembre 1970 a Palermo, sarebbe stato l’allora capo di Cosa Nostra Totò Riina. A pensarlo è il pm Antonio Ingroia che, oggi, ha chiesto alla Corte d’Assise l’ergastolo come pena per quest’ultimo. Riina è in carcere già da diciotto anni.
Mauro De Mauro sarebbe stato ucciso perché ritenuto scomodo dagli ambienti mafiosi ma anche da alcuni personaggi interni ai palazzi del potere: il giornalista si interessò, durante il corso della sua carriera, a diversi casi misteriosi che hanno segnato la storia italiana. Ed è a due di queste vicende che Ingroia ha fatto riferimento nel corso del processo: la morte di Enrico Mattei e il tentato golpe Borghese.

Omicidio Mattei – La sera del 27 ottobre 1962, l’aereo che trasportava il presidente dell’Eni Enrico Mattei precipitò a Buscapè, in provincia di Pavia, causandone la morte. Mattei era di ritorno da Catania e quell’incidente insospettì tanti a tal punto che fin da subito molti pensarono che qualcuno avesse potuto sabotare il velivolo con il chiaro intento di uccidere l’imprenditore. A desiderare la morte di Mattei vi sarebbe stata una commistione di interessi da parte di personaggi legati alla sfera politico-economica del Paese ma anche esponenti della mafia siciliana. Di quel caso si interessò molto Mauro De Mauro che, secondo molti, era riuscito a venire a capo della matrice dolosa all’origine di quell’incidente.

Golpe Borghese –  Mauro De Mauro sarebbe stato eliminato dalla mafia anche perché era venuto a conoscenza di ciò che si stava preparando ai danni dello Stato: quasi tre mesi dopo la morte del giornalista si verificò, la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, quello che è passato alla storia come il tentato golpe Borghese. In quel progetto eversivo parteciparono esponenti dei servizi di sicurezza, personaggi appartenenti ai movimenti neofascisti e malavitosi legati a Cosa Nostra.

S. O.