Il governo vuole intervenire sull’acqua. A rischio anche il secondo referendum?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:29

Acqua – Dopo quella sul nucleare, il governo vorrebbe vanificare anche la consultazione sulla privatizzazione delle risorse idriche.
Il ministro delle Sviluppo economico Romani pianifica un intervento ad hoc. Rivolta dell’opposizione.

Referendum – Il governo teme il referendum di giugno, ormai non è più una trovata giornalistica. Dopo aver votato contro l’election day, che fissava il referendum in concomitanza con le elezioni amministrative sprecando milioni di euro di soldi pubblici e dopo aver stoppato il nucleare per abolire uno dei quesiti, ora si pensa anche ad eliminare i due quesiti referendari sulla privatizzazione dell’acqua.
Il governo infatti, apre alla possibilità di un secondo intervento legislativo ad hoc. Lo ha detto chiaramente il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani a Radio Anch’io: “Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo“.

Le reazioni – E’ un colpo di mano, si vuole togliere la voce ai cittadini: evidentemente c’è chi ritiene che le consultazioni popolari sui temi concreti facciano saltare le decisioni prese da pochi nell’interesse di pochi“, accusa il presidente del Wwf, Stefano Leoni.
Proteste anche dai comitati
che hanno raccolto un milione e 400 mila firme a sostegno del referendum si tratta di uno scippo. “Prima hanno buttato dalla finestra 350 milioni di euro pur di evitare l’accorpamento con le amministrative”, ricorda Luca Martinelli, del Comitato promotore referendario. “Adesso provano a togliere di mezzo altri due quesiti, in modo da lasciare solo quello sul legittimo impedimento, su cui non sembra che il Parlamento intenda modificare il quadro legislativo“.
E’ in atto un secondo tentativo di truffa“, dice il leader dei Verdi Angelo Bonelli. “Sul nucleare il governo ha già cancellato le norme su cui poggiano i quesiti referendari dicendo esplicitamente che valuterà se reinserirle in un secondo tempo con modifiche trascurabili. Significa prendere in giro gli italiani e violare la Costituzione che assegna ai cittadini la possibilità di esprimersi direttamente attraverso i referendum“.
E’ l’ennesimo tentativo di scardinare le basi della nostra democrazia, ma la parola ora passerà alla Corte di Cassazione“, aggiunge Valerio Calzolaio, coordinatore del Forum Sel sui beni comuni. “E va ricordato che abbiamo un sistema legislativo che offre una serie di paletti a protezione del voto popolare. Una volta avviato il processo referendario un’abrogazione delle norme, o attraverso le urne o attraverso un preventivo intervento normativo, ha effetti giuridici abrogativi che durano cinque anni“.
Berlusconi considerava questi referendum come un voto contro di lui, non contro la linea del governo sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento, e temeva quindi il raggiungimento del quorum.
La miglior cosa da fare quindi, secondo l’esecutivo, è di non giocare la partita, anzi nemmeno di scendere in campo, i tre punti sono assicurati.

Matteo Oliviero