Libia: soldati del Raìs si consegnano in Tunisia. Il Senatore McCain a Bengasi

Ancora capovolgimenti di fronte in Libia. Se fino a qualche giorno fa le armate di Gheddafi sembravano aver ritrovato la forza per reggere agli attacchi occidentali e costringere gli insorti a difendersi accerchiati in città come Misurata, adesso sembra che i lealisti siano vacillanti da più parti. Secondo quanto riferiscono i media tunisini, sarebbero un centinaio i militanti del Colonnello che in queste ultime ore hanno oltrepassato il confine con la Tunisia per consegnarsi. Fra i militari che si sono arresi ci sarebbero anche tredici ufficiali.

Un episodio che fa da specchio ad un nuovo slancio che la Nato ha impresso ai raid, concentrati soprattutto su Tripoli: questa notte si sono udite tre forti esplosioni ad opera dei caccia occidentali. E i vertici militari dell’Alleanza parlano già di una successiva fase negli attacchi, che avrà come obiettivo le linee di comunicazione della capitale e dalle zone circostanti. Operazione che, stando alla televisione di Stato libica, sarebbe già iniziata: nei giorni scorsi, infatti, gli attacchi aerei della Nato avrebbero colpito tre centri di comunicazione provocando l’interruzione delle linee telefoniche del Paese.

Intanto a Bengasi, dopo l’annuncio di ieri degli americani di voler utilizzare droni nel conflitto, è arrivato il senatore John MacCain, accolto da slogan che ringraziavano gli Stati Uniti per il loro rinnovato impegno. “Siamo molto soddisfatti – ha detto il portavoce del Consiglio Nazionale Mustafa Gheriani – e ci auguriamo che l’intervento possa risollevare la situazione a Misurata.” Di sicuro l’utilizzo di droni (già impiegati al confine tra Afghanistan e Pakistan) permetterà attacchi ad obiettivi più precisi.

Sembra tornato l’ottimismo fra le forze di coalizione, spinto soprattutto da una ritrovata intesa fra Bengasi e la Nato. Ieri il segretario di Stato americano Hillary Clinton, interrogata dalla stampa sui tempi dell’operazione, ha risposto con un parallelismo: “Siamo in azione da relativamente poco tempo. Vi ricordo che gli Stati uniti con i loro partner hanno bombardato i bersagli in Serbia per 78 giorni”. Alla fine Slobodan Milosevic cadde, e finalmente inizia a diventare chiaro quale sia il vero obiettivo del conflitto in Libia.

Cristiano Marti