Clinica Santa Rita, i giudici: Pazienti subirono danni morali e biologici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:27

Clinica Santa Rita di Milano. “L’ansia di riempire la sala operatoria non si fermava neppure davanti a pazienti particolarmente fragili e indifesi anch’essi trasformati senza un barlume di pietà in strumenti per la produzione del fatturato“. E’ il durissimo giudizio espresso dai giudici di Milano per motivare la condanna dei medici della clinica Santa Rita in relazione a operazioni inutili eseguite solo per gonfiare i rimborsi dal servizio sanitario nazionale.

La condanna dei tre medici. “I fatti contestati consentono di fotografare l’attività dell’equipe chirurgica per un periodo di oltre due anni e rivela l’adozione di comportamenti standardizzati“, spiegano i giudici che riconoscono colpevoli di lesioni volontarie gravissime e truffa ai danni del servizio sanitario nazionale il primario di chirurgia toracica, Pierpaolo Brega Massone, condannato a 15 anni e 6 mesi, e i suoi collaboratori Pietro Presicci, 10 anni, e Marco Pansera, 6 anni e 9 mesi. Ma non basta: i giudici parlano anche di “sistematico rifiuto di alternative diagnostiche meno invasive. Ci fu una lettura opportunistica degli accertamenti radiologici”.

Quegli inutili interventi. “Una siffatta serialità di comportamenti tutti tra loro cementati da quella che è stata definita come aggressività chirurgica, da un movente di profitto non può che portare ad una intenzionalità delle condotte poste in essere dagli imputati con la chiara rappresentazione che gli interventi erano inutili – si legge ancora nella motivazione – Lo stesso Brega Massone non ha mai introdotto elementi a proprio difesa che portassero a profili colposi, ha sempre detto che le scelte censurate dall’accusa erano le migliori dal punto di vista scientifico e tecnico più volte evocando le proprie doti professionali e le pubblicazioni specialistiche”.

Il medico campione nella truffa. Pierpaolo Brega Massone è ritenuto “il principe delle condotte truffaldine, che faceva passare le patologie per tumori dal comportamento incerto e così il trattamento di un paziente che aveva un tubercoloma veniva remunerato 20 mila euro, come un tumore”. “La condotta tenuta dai tre imputati è senz’altro indice di professionalità nel reato e di una elevata propensione a delinquere con una spregiudicatezza acquisita nel tempo. Odiosa e aberrante deviazione dalla finalità istituzionale dell’attività sanitaria per ragioni di puro profitto” aggiungono i giudici, secondo i quali “se fossero stati posti in essere più incisivi e pregnanti controlli si sarebbero potuti prevenire reati di questo tipo”.

Danni per i pazienti. Uno spiccato danno morale, e non solo biologico, è ciò che hanno subito i pazienti della clinica. “Nel caso di specie – si legge nella sentenza – è evidente che tutti i pazienti hanno subito un danno biologico più o meno consistente in conseguenza del reato di lesioni accertato nel corso del dibattimento, un danno morale derivante dalle sofferenze fisiche e psichiche subite in seguito all’intervento, un periodo di inabilità temporanea assoluta corrispondente alla degenza in ospedale e un periodo di inabilità temporanea parziale corrispondente alla durata della convalescenza”. “Particolarmente spiccato – aggiungono i giudici – è stato il danno morale. Invero i pazienti hanno subito dapprima il tradimento della fiducia riposta nel curante con la violazione dell’alleanza terapeutica tra medico e paziente e con l’instillazione, in molti di essi, del dubbio di essere affetti da gravi patologie. Poi hanno sopportato i patimenti conseguenti ad inutili atti chirurgici derivanti dalla ferita chirurgica o dalla resezione di tessuto, nei dolori seguiti al mantenimento del drenaggio, nelle complicazioni postoperatorie, nella permanenza di cicatrici. Molti di essi, nonostante l’esito negativo dell’esame istologico dopo l’intervento, sono stati scientemente mantenuti in una condizione di ansia e dubbio, e inutilmente sottoposti a ripetuti controlli radiologici postoperatori assolutamente immotivati, forse nella prospettiva di ulteriori futuri interventi”.

Raffaele Emiliano