La consolazione di Lassini: Berlusconi mi ha telefonato e io ho pianto

Giornata di emozioni quella odierna. Nel mondo cristiano si festeggia il ricordo della risurrezione di Gesù Cristo, larga parte di quello orientale è scosso a causa della morte di Sai Baba, il leader spirituale indiano venerato come un dio vivente, e a Milano Roberto Lassini piange per l’epifania di Silvio Berlusconi. Uno che dio non è, ma a quanto pare ci si sente.
Il caso del candidato consigliere alle elezioni amministrative del capoluogo lombardo, nato con l’infelice trovata di fare affiggere manifesti in cui i magistrati della Procura di Milano venivano equiparati ai brigatisti, ha acceso gli animi in vista di una campagna elettorale che da molti è sentita come un banco di prova per l’intera coalizione di governo.

Letizia Moratti, la strega cattiva – In questa storia di primavera a svolgere il ruolo di quello che l’antropologo russo Vladimir Propp indicava come ‘antagonista‘ è il sindaco della città meneghina Letizia Moratti, che rimane in corsa per confermare il proprio mandato di primo cittadino. E’ stato con le sue parole fredde e distaccate che hanno avuto inizio le peripezie di Roberto Lassini: la candidatura a consigliere da parte di chi ha dato del terrorista ai magistrati non sarebbe stata compatibile con la presenza a Palazzo Marino della Moratti. Un monito che è giunto forte e chiaro nei piani alti del Popolo della Libertà e che ha portato alle pressioni sullo sfortunato mandante di attacchini affinché rinunciasse alla competizione elettorale.
Le reazioni di Lassini sono state a intermittenza: prima intransigente e sicuro della propria buona fede, poi afflitto e disposto alla rinuncia, dopo ancora dubbioso sul da farsi, infine succube della ragion del capo ma comunque rincuorato dalla solidarietà mostrata da quest’ultimo.

Piange il telefono – La sensazione è quella per cui, anche se dovesse essere eletto – poiché oramai essendo stato inserito all’interno delle liste dei candidati, rimane in teoria a tutti gli effetti candidato – alla fine Lassini rinuncerà. Potrebbe, anzi, avere la possibilità di uscire fuori dalla scena politica con un gesto di rinuncia che gli attirerà qualche ringraziamento e attestato di stima, potrebbe passare per essere colui che ha detto no per il bene del partito. Oggi, però, Roberto Lassini sceglie la strategia del dubbio e dichiara che deciderà il da farsi in base a quelli che saranno i risultati provenienti dalle urne.
In ogni caso, il candidato consigliere la sua ricompensa l’ha già avuta: il presidente del Consiglio che, soltanto qualche giorno fa, aveva dichiarato di non conoscere nemmeno chi fosse tale Lassini, ha deciso di esprimergli solidarietà con tanto di telefonata. Una conversazione toccante dove Berlusconi gli avrebbe confidato che se fosse dipeso soltanto da lui, nessuna polemica sarebbe nata. Perché Berlusconi avrebbe compreso le intenzioni di Lassini: in fondo, in materia di attacchi violenti alla magistratura, il premier può vantare una laurea honoris causa. Anche se poi a dirla tutta, ultimamente, nella vita di Berlusconi sembrano esserci più ‘causae‘ che ‘honor‘.
Ma a Lassini tutto ciò non importa, anzi ha dichiarato: “Mi ha telefonato per esprimermi la sua solidarietà. Io ero molto emozionato, ho pianto e il presidente mi ha consolato”.
“Piange il telefono perché lei non verrà, anche se grido ti amo lo so che non mi ascolterà”. C’è poco da dire: Modugno fu terribilmente più sfortunato di Lassini.

Simone Olivelli