Omicidio Rea: l’assassino convinse Carmela a seguirlo fino a Ripe di Civitella

Chi ha ucciso Carmela Rea, sorprendendola nel bosco di Colle San Marco lo scorso lunedì, sarebbe riuscito a convincere – se con la persuasione o in maniera coatta ancora non si sa – la donna a seguirlo fino alla Montagna dei Fiori in località Ripe di Civitella del Tronto e soltanto lì si sarebbe poi consumato l’assassinio.
E’ questa l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti che indagano sul giallo di Teramo. Ad avvalorare questa pista, ieri ha contribuito il ritrovamento di segni di colluttazione a pochi metri dal luogo dove, due giorni dopo la scomparsa, un cercatore di tartufi si è accorto della presenza del cadavere e ha avvertito in maniera anonima le forze dell’ordine.

L’orecchino e le tracce di sangue – Un sopralluogo per i boschi di Ripe di Civitella ha portato alla scoperta di alcune tracce di sangue vicino al chiosco di legno che si trova a poca distanza dal punto esatto in cui era posizionato il corpo di Carmela, straziato da trentacinque coltellate, alcune delle quali inferte anche dopo il decesso.
Ma le indagini hanno portato anche al ritrovamento di un orecchino appartenente alla vittima e alla scoperta di numerosi segni di fendenti contro le pareti della struttura in legno. Quest’ultimo elemento farebbe pensare che Carmela abbia cercato fino all’ultimo di resistere al proprio carnefice e che dunque non era narcotizzata al momento dell’aggressione finale.

La siringa e la svastica – Rimangono ancora in sospeso le domande inerenti alla presenza di una siringa sul corpo della vittima e del segno negli arti inferiori di alcuni tagli che – stando alle indiscrezioni – andrebbero a formare una svastica. C’è chi ha pensato a un tentativo di depistaggio delle indagini e chi invece ha ipotizzato possa essere stato il gesto di un nostalgico del nazismo, considerato che il giorno in cui Carmela è stata ritrovata ricorreva l’anniversario della nascita di Adolf Hitler.

S. O.