25 aprile in sintesi: Fini ad Herat, a Roma fascisti inneggianti, e tutti gli altri

25 aprile, festa della liberazione. Siamo al 66esimo anniversario della Liberazione d’Italia. Se questo Lunedì dell’Angelo è particolarmente solenne per la coincidenza della data con quella della festa nazionale della liberazione, bisogna dire che per motivi particolari la ricorrenza è resa ancor più impegnativa dalle circostanze. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà impegnato nelle sue funzioni di rito, e deporrà una corona di alloro presso il monumento del Milite Ignoto a Roma, nella storica piazza Venezia, alla presenza dei ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Difesa, Ignazio La Russa, e di molte autorità sia civili che militari. In tale occasione, sarà conferita la medaglia d’oro alla memoria a Mario Pucci, che perse la vita all’età di 20 anni nel 1938, morendo ucciso a Firenze. Il sindaco di Roma Alemanno, dal canto suo, avrà oggi il suo bel daffare ad arginare le polemiche riguardanti il caso delle scritte di stampo fascista apparse oggi su dei manifesti. Atti di vandalismo si sono consumati, contemporaneamente, nella vicina Rieti ed anche a Milano. Nel capoluogo lombardo si celebra la festa nazionale con cortei presieduti dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani e dal segretario della Cgil Susanna Camusso. Gianfranco Fini, presidente della Camera, festeggerà il 25 aprile lontano dalla patria: si trova ad Herat, dove ha tenuto un accorato discorso. “La lotta per la libertà non ha confini”, sono le parole di Fini che stanno già facendo il giro del mondo.

La missione di Fini. “Oggi ricorre la festa della Liberazione”, ha detto Gianfranco Fini ad Herat. Credo che ognuno di voi sia idealmente la dimostrazione di come la lotta per la libertà non conosca confini geografici, e come nel nome della libertà occorra continuare con il massimo impegno”. Molta parte del discorso del presidente della Camera è stata rivolta alle missioni umanitarie, ed ai volontari che stanno lavorando sul posto, con riguardo particolare, ovviamente, per le vittime: “Il sacrifico di coloro che non sono più tra noi, ma sono certamente presenti nei vostri cuori e nelle nostre azioni”, secondo Fini, è un fatto terrificante ma che deve esser ricordato a fini costruttivi. Ai microfoni di SkyTg24, Fini ha continuato dicendo, riguardo le azioni militari, che “l’aspetto più bello e meno conosciuto delle forze armate” è il lavoro successivo, che serve alla “ricostruzione civile del Paese, per rimettere l’Afghanistan in condizione di riprendersi”.

Sandra Korshenrich