Se i macelli avessero le pareti di vetro

Basta fare un giro su facebook per capire quanto stia a cuore, a molte persone, il benessere degli animali. Di quali animali? Non di tutti, ovviamente. La maggior parte della popolazione sembra essere particolarmente compassionevole nei confronti degli animali domestici, degli agnellini (ma solo durante gli ultimi giorni della Quaresima) e degli animali che vengono usati per fare le pellicce. Se la posizione di quest’ultima categoria di persone può apparire incoerente, altresì non si può dire del modo in cui i vegetariani ed i vegani dimostrano il proprio rispetto nei confronti degli animali. Secondo dei recenti dati Eurispes, il 6,7% circa degli italiani seguirebbe un’alimentazione a prevalenza vegetariana, totalmente vegetariana oppure vegana. Chi sono i vegetariani ed i vegani? Perché scelgono di alimentarsi in questo modo? Possono essere annoverati tra i vegetariani tutti coloro che eliminano dalla propria dieta la carne ed il pesce; i vegani sono, invece, coloro che decidono di fare a meno anche di ogni alimento di derivazione animale, come il latte, i latticini e le uova. Chi decide di non “nutrirsi di cadaveri” non lo fa per un vezzo o per motivi di tipo esclusivamente salutistico: essere vegetariani o vegani significa instaurare un rapporto empatico profondo con le altre specie animali e con la natura tutta, tale da far sì che l’individuo in questione smetta di nutrirsi di altri esseri viventi che, pur non possedendo le nostre stesse proprietà linguistiche ed intellettive, di certo sono dotati di un sistema nervoso sufficientemente efficiente da far sì che siano in grado di soffrire tanto quanto gli uomini. Risiederebbe proprio in questa “fratellanza di sofferenza”, oltre che nella convinzione del fatto che gli animali siano in grado di provare dei sentimenti, la risposta alle domande di tutti coloro che si chiedono il perché molte persone abbiano deciso di non nutrirsi delle carni di altre specie animali. La maggior parte dei vegetariani e dei vegani si dichiara “antispecista”. Lo specismo è una sorta di razzismo biologico, razzismo rivolto non verso individui appartenenti ad un’etnia diversa dalla propria, bensì verso animali di altre specie. Non ci si scordi che anche l’uomo è un animale, sebbene per i più sia automatico conferirgli un valore ontologico superiore rispetto a quello che posseggono le altre specie animali. L’essere umano è davvero superiore agli altri abitanti del globo terraqueo o è semplicemente diverso da essi? Sebbene per molti risulti istintivo rispondere che la vita umana vale di più rispetto a quella delle altre specie animali, rimane il fatto che se, come è ovvio che sia, gli animali provano dolore fisico tanto quanto noi e se sono davvero in grado di provare affetto nei nostri confronti e nei confronti dei propri simili, allora il problema del mangiare o del non mangiare carne si riduce ad una domanda precisa: l’uomo si nutre di carne perché è biologicamente portato a farlo oppure perché influenzato dalle culture e dalle tradizioni che hanno segnato il suo processo formativo? La carne ed il pesce fanno bene all’organismo umano se assunti nei dovuti limiti, come ogni cosa. Sono più i medici che consigliano una dieta onnivora che quelli propendenti verso uno stile di vita vegan o vegetariano. Biologicamente parlando, l’organismo dell’uomo sembrerebbe essere progettato per digerire anche la carne, sebbene, soprattutto fra i vegetariani ed i vegani, siano in molti a pensare che l’essere umano fosse, inizialmente, fruttariano e che il suo corpo si sia semplicemente adattato, col tempo, a digerire la carne. A prescindere da come funzionasse l’apparato digestivo dei primi esseri umani, oggi come oggi ognuno di noi è in grado di digerire la carne ed il pesce e di trarre beneficio dall’assimilazione dei nutrienti che compongono tali alimenti. Nonostante i vegani ed i vegetariani siano persone sane tanto quanto gli onnivori, bisogna ammettere che se l’essere umano è “progettato” per nutrirsi anche di carne o se, comunque, il suo corpo accetta di buon grado l’assunzione di determinate sostanze, non si può pensare che la propria ragionevole e giustificabilissima scelta etica sia quella universalmente corretta. Di certo esiste una componente di tipo culturale che influenza l’alimentazione di ognuno di noi, ma, in linea di massima, l’essere umano si nutre della carne di altri animali perché è biologicamente(anche l’adattamento è un processo biologico) portato a farlo. La scelta di schierarsi dalla parte del più debole è sempre nobile, a patto che non si finisca per non avere più rispetto delle ragioni altrui. A tale proposito è facile, sul web, incappare in dimostrazioni di palese inciviltà (o di rabbia esasperata?) da parte di chi, essendo vegano o vegetariano, crede che, ad esempio, il mestiere del macellaio sia alla stregua dell’attività del serial killer. È altrettanto facile avere a che fare con persone che espongono la propria posizione con la delicatezza ed il riguardo che caratterizzano spesso gli individui che credono davvero nelle idee che portano avanti ogni giorno. Su Facebook, luogo virtuale all’interno del quale è possibile fare ogni tipo di inchiesta, è facile imbattersi in alcuni gruppi o alcune fan-page in cui è facile leggere, sotto alcune fotografie (spesso di pessimo gusto anche per dei “carnivori impenitenti”), dei commenti a dir poco esagerati e degli insulti anche razzisti nei confronti di chi fa il macellaio o di chi prende con leggerezza la questione della morte degli animali. Nel leggere i commenti di persone che, parafrasando, scrivono sotto l’immagine, sebbene raccapricciante ed offensiva, di un proprio simile “Muori della morte peggiore”, oppure “Mi piacerebbe che qualcuno facesse questo ai loro figli”, si rimane sgomenti. Possibile che fra chi possiede una nobiltà d’animo tale da riuscire ad amare i vitelli, le carpe e i maialini tanto quanto gli individui che più gli sono prossimi esistano anche persone così brutali da augurare la morte a chi, con molta probabilità, non ha mai pensato, magari per ignoranza, al fatto che anche i capretti e le galline soffrano quanto noi? Un celebre aforisma dello scrittore russo Lev Tolstoj recita così: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani”. Purtroppo o per fortuna le pareti dei macelli sono di cemento armato e, probabilmente, non sono molti coloro che conoscono la realtà atroce degli allevamenti intensivi, all’interno dei quali gli animali vivono in condizioni pietose e talvolta non vedono la luce del sole per tutta la durata della propria esistenza. Nel caso in cui l’uomo ritenesse di essere superiore alle creature di cui si nutre, probabilmente dovrebbe esercitare la propria superiorità proprio rispettando la capacità di soffrire, tale e quale alla nostra, di tutti gli animali, e garantendo loro un tenore di vita che sia civile ed eticamente corretto: abbiamo un apparato digestivo tale da riuscire a nutrirci senza problemi delle carni di vitelli e maiali, ma anche un cervello sviluppato al punto da poter comprendere che sarebbe giusto portar loro un sano rispetto.

Martina Cesaretti

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