I raid in Libia spaccano la maggioranza

La nuova strategia ufficializzata dall’Italia, intenzionata a procedere con i bombardamenti aerei in Libia, piace poco ai leghisti. Ad alzare la voce è stato soprattutto il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli: “Gli aiuti a una popolazione oppressa – ha detto – non si danno con bombe o missili. I Paesi che vogliono le guerre, se le facciano da soli”. Concetti rimarcati anche dal Senatur, che in serata ha rotto il silenzio ribadendo il proprio “no” ai raid in Libia. E mentre Berlusconi ha tentato di minimizzare sulla crisi all’interno della maggioranza, dichiarando ai microfoni dei giornalisti che con Umberto Bossi è “tutto a posto”, anche nel Pdl si sono registrati i primi segnali di insofferenza per la nuova “evoluzione” militaristica. “A me piace più l’Italia che aiuta che quella che bombarda”, si è lasciato scappare Alfredo Mantovano, prefigurando accese discussioni sulle recenti decisioni che riguardano il nostro intervento in Libia.

La chiusura di Calderoli – La decisione ufficializzata oggi dal presidente del Consiglio di partecipare ai raid aerei in Libia, come richiesto dalla Nato, ha indispettito gli esponenti del Carroccio. “La Lega Nord – ha commentato Roberto Calderoli – è contraria alla guerra e soprattutto a quelle che coinvolgono dei poveretti, che poi inevitabilmente si riverseranno nel nostro Paese. Avevamo chiesto di aiutarli a casa loro – ha spiegato – ma gli aiuti a una popolazione oppressa non si danno con bombe o missili, a torto definiti intelligenti, che non distinguono tra buoni e cattivi. La Lega Nord non condivide la nuova evoluzione della nostra partecipazione alla missione libica – ha tagliato corto il ministro per la Semplificazione – che porterà a nuovi rilevanti oneri e, conseguentemente, a un aumento delle tasse o delle accise sulla benzina, rincari che andranno a colpire i tanti cittadini che non condividono questa guerra. La gente ha altri problemi – ha rincarato Calderoli –  i Paesi che vogliono le guerre se le facciano da soli”.

Bossi rincara – Una chiusura impenetrabile, a cui pare porgere il fianco anche il leader del Carroccio, Umberto Bossi: “Le guerre non si fanno e comunque non si annunciano così – ha lamentato stasera il Senatur – Berlusconi dirà pure che Gheddafi ci riempie di clandestini, ma io dico che non sono d’accordo sui bombardamenti. Gli americani se vogliano bombardare lo facciano pure – ha continuato – ma dobbiamo pensare che se andiamo a bombardare poi ci toccherà pure ricostruire”. Parole che non sembrano sposarsi affatto con le svelte dichiarazioni consegnate oggi dal premier ai cronisti. A chi lo ha incalzato sulla divergenza con la Lega, il Cavaliere ha infatti risposto: “Con Bossi è tutto a posto“, sfoderando un sorriso vistosamente forzato.

Una guerra che spacca la maggioranza – Ma i problemi per il presidente del Consiglio potrebbero giungere anche dal suo partito, dove oggi si sono registrati i primi segnali di scontento sulla nuova strategia interventistica in Libia: “Non solo la Lega ha delle perplessità sull’intera storia per come è nata e si è sviluppata – ha notato Alfredo Mantovano – Anche all’interno del Pdl ci sono delle riserve. A me piace più l’Italia che manda gli aiuti umanitari a Bengasi piuttosto che l’Italia che bombarda. La mia è una posizione personale – ha subito precisato il sottosegretario agli Interni – in un momento di confusione non vuole essere un elemento di ulteriore polemica”. Ma il rischio che la guerra al Colonnello possa trasformarsi in una vera e propria bomba ad orologeria per la maggioranza si fa sempre più concreto e insidioso.

Maria Saporito