Libia, bombe sì bombe no: la partita a Risiko di Berlusconi

L’Italia non parteciperà ai bombardamenti in Libia e i motivi dovrebbero essere palesi ai più: ci troviamo proprio di fronte a quello scalmanato di Gheddafi e, inoltre, abbiamo già avuto un passato coloniale da quelle parti. Insomma le nostre bombe le abbiamo tirate e il numero di morti causato non è facile da dimenticare. Questo il pensiero del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi appena undici giorni fa. Era ancora un venerdì di Quaresima ed evidentemente il premier aveva tutte le buone intenzioni di fare penitenza e, considerato anche che negli ultimi tempi i rapporti con gli esponenti della Chiesa cattolica non sono stati dei migliori, quella di divincolarsi dalla pressione attuata dagli Alleati occidentali sarebbe stata un’ottima occasione per far rivivere il crocefisso non solo nelle aule delle scuole. D’altronde, impegnarsi nell’astinenza sarebbe stata rinuncia assai più gravosa, avrà pensato Berlusconi.

Ripensamenti pasquali – Sono bastati dieci giorni per cambiare idea. Ma per chi pensasse che si tratti di un lasso di tempo troppo breve per cambiare posizione su una questione così importante come quella rappresentata dalla decisione di bombardare o meno una nazione straniera, con tutte le conseguenze che ne conseguono, se qualcuno credesse che il governo Berlusconi sia disorientato quando si parla di fare azioni politiche vere e proprie e non solo leggine, beh, si sbaglierebbe. Nello stesso periodo milioni di cattolici hanno ricordato il calvario, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, volete che non siano sufficienti per rivedere le proprie opinioni sulle opportunità di fare una guerra?
Forse sì, forse no. La sensazione che però rimane, specialmente agli scettici, è quella di avere un capo di governo alle prese con tentennamenti e cambi di rotta degni più di una partita di Risiko che della politica estera di un Paese che, non brillando per l’immagine che di sé dà oltre confine, potrebbe cogliere queste occasioni per cercare di dare un’impronta più decisiva alla Storia. Anche soltanto quella con la lettera minuscola.
Ma invece no, ormai è deciso: si bombarderà. Nel frattempo abbiamo già guadagnato una telefonata di ringraziamenti da parte di Barack Obama. E se Bossi non dovesse essere d’accordo, nessun problema, sarà lo stesso Berlusconi a convincerlo e a spiegarli i perché. Sempre che qualcuno, prima, sia così gentile di usare la stessa cortesia con lui.

Simone Olivelli