Siria, Daraa sotto assedio. La Cia trattò per la caduta di al Assad

Gli spari contro gli abitanti continuano. Nuovi rinforzi delle forze di sicurezza e dell’esercito sono entrati a Daraa.” Abdallah Abazid, attivista dei diritti umani, racconta così la giornata di ieri a Daraa, città epicentro della rivolta siriana. E alla fine, dopo l’ennesimo giorno di proteste, i morti saranno venticinque. Ammazzati da cecchini appostati sui tetti, stando a quanto riferiscono testimoni del posto. Daraa, una città che da ieri è bloccata nei suoi punti di accesso dai carri armati governativi, anche se, sempre secondo Abazid, proseguono le diserzioni fra i militari fedeli al presidente al Assad (foto): alcuni soldati della quinta divisione avrebbero disertato per unirsi alle proteste dei civili.

Episodi che l’esecutivo segue in maniera ravvicinata, come è accaduto per il mufti di Daraa, che sabato scorso si era dimesso per protestare contro la repressione: ieri la sua abitazione è stata circondata dalle forze di sicurezza. Ma l’assedio che al Assad ed i suoi militari hanno iniziato ieri a Daraa non sembra avere le caratteristiche di una temporanea azione dimostrativa. Al Jazeera riferisce che le forze dell’ordine hanno tagliato le linee di comunicazione e della corrente elettrica in tutta la città. Testimoni raccontano che negli attacchi di stamattina i carri armati hanno distrutto le cisterne d’acqua che si trovavano sui tetti dei palazzi. Situazione talmente grave da spingere Washington a dare ordine di evacuazione al personale non essenziale dell’ambasciata Usa a Damasco, insieme ai familiari. “Per coloro che si trovano in Siria si raccomanda di tenersi informati sulla situazione attraverso i  mass media locali ed internazionali evitando luoghi di eventuali manifestazioni ed assembramenti (compresa la capitale) e di segnalare sempre la propria presenza all’Ambasciata d’Italia a Damasco.” Questo, invece, il comunicato diffuso dal Ministero degli Esteri italiano.

Iniziano i primi confronti anche sul fronte Onu, dove Francia, Germania e Portogallo hanno proposto al Consiglio di Sicurezza una proposta di risoluzione per condannare le violenze del regime. Gli stessi Stati Uniti si stanno muovendo, pensando di adottare sanzioni economiche contro il governo siriano e i suoi alti dirigenti. Stessa strada sembra voglia percorrere la Gran Bretagna, col ministro degli Esteri William Hague che ha annunciato lo studio di possibili sanzioni contro la Siria. Intanto, sempre sul fronte internazionale, è saltata fuori la notizia di un colloquio a fine marzo tra il capo della Cia Len Panetta e alcuni funzionari turchi ad Ankara. Incontro al quale sarebbe seguito l’invito, fatto allo stesso Panetta dal presidente turco Erdogan, ad andare in Siria per incontrare Bashar al Assad e discutendo, in cambio della sua incolumità, su una possibile caduta del regime.

Cristiano Marti