Yemen, Saleh pronto a dimettersi. Gli studenti: no all’immunità. Va processato

Ali Abdullah Saleh è pronto a dimettersi. E l’opposizione disponibile a far parte di un governo di transizione: “Dopo aver ricevuto chiarimenti dal Golfo abbiamo deciso di accettare l’iniziativa e di partecipare al governo di unità nazionale”, faceva sapere ieri una fonte alla Reuters. La decisione dell’opposizione è arrivata solo dopo aver valutato la proposta avanzata dai Paesi del Golfo Arabo, i quali premevano da tempo per un piano di pace. In particolare i Ministri degli Esteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo avevano posto come precondizione al loro piano le dimissioni di Saleh, il quale sembra aver accettato la linea soprattutto per via del suo sempre più marcato isolamento politico.

Protagonisti dell’accordo sono stati Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, come si legge sul Wall Street Journal, il quale rivela che le dimissioni del Presidente yemenita sarebbero state accettate in cambio dell’immunità per sé e per la sua famiglia. Una contropartita che l’opposizione non è detto sia disposta ad accettare. Anche perché questo comporterebbe l’impossibilità di perseguitare il capo dell’intelligence, la Guardia repubblicana e i piani alti del Ministero dell’Interno, tutti protagonisti e registi delle feroci repressioni contro i civili, che da gennaio protestano in tutto il Paese chiedendo la caduta del regime.

Ancora ieri, mentre i leader dell’opposizione si incontravano a Sana’a per discutere della proposta del Consiglio di Cooperazione, alcuni testimoni hanno riferito dell’uccisione di tre persone ad opera delle forze dell’ordine durante una protesta fuori dalla capitale. Episodi che, al di là della disponibilità espressa ieri dall’opposizione, rende difficile il concretizzarsi di un accordo pacifico. Soprattutto per via del radicalismo espresso dagli studenti, i più feroci contestatori del regime, i quali hanno già iniziato le manifestazioni contro l’intesa. Per loro Saleh dovrebbe dimettersi senza condizioni ed essere immediatamente processato. Proprio come è successo nelle proteste di venerdì scorso, ribattezzato dagli studenti “il venerdì dell’ultima possibilità”. Quel giorno lo slogan era: “Cari vicini: nessun negoziato, nessun dialogo”.

Cristiano Marti