Ballarò: litigi, crisi, debiti. Nulla di nuovo appunto

Ballarò, nessuna novità Non può cambiare molto in appena sette giorni. Se poi ci aggiungiamo anche due di relativa calma nazionale viste le festività di Pasqua, allora tra le mani ci ritroviamo una situazione pressappoco identica a quella descritta una settimana fa. Non è cambiato davvero nulla e l’ultima puntata di Ballarò non fa altro che tornare a discutere su temi già trattati, con l’unica eccezione delle dichiarazione di Silvio Berlusconi durante l’incontro con il premier francese Sarkozy. L’ammissione di aver cancellato il referendum sul nucleare perché troppo vicino al distato di Fukushima in fondo non può passare tanto inosservato e sia Floris che il leader IDV Antonio di Pietro lo sottolineano, il primo con un servizio d’apertura ad hoc ed il secondo con il suo caratteristico intervento colmo di curiosi e simpatici aneddoti. La pronta risposta dell’esponente PDL Quagliarello poi fa si che il meccanismo parta, come ogni martedì sera.

Referendum ed economia – Il discorso però si fa davvero serio, visto che cancellando il quesito sul nucleare la gente potrebbe non andare a votare, rendendo nulli i risultati delle altre due votazioni per l’acqua pubblica e la questione processiQuello che in realtà sta più a cuore a Berlusconi” sottolinea sempre Di Pietro. Smentite secche da parte della maggioranza, che invece vede tutto questo come un giusto ripensamento, ribadendo che “Il nucleare è fondamentale per l’Italia” come più volte scritto e detto anche dal celebre medico Veronesi. Si passa quindi al discorso economia e quel pareggio di bilancio che nasconde pesanti tagli pubblici e sacrifici. La parte più densa della serata, l’argomento ove le due parti politiche si trovano completamente su due fronti diversi. L’opposizione infatti vede tutto questo come mera utopia, soprattutto in un periodo difficile come adesso, mentre il governo continua sulla sua idea sicuro di aver intrapreso la strada giusta (anche se non si vuole smentire sui presunti pesanti tagli alla maggior parte servizi rivolti ai cittadini).

Pochi sorrisi – Ed e su questo errore voluto o no che Di Pietro cerca il colpo del K.O: “Così si rischia la rivolta sociale. Smettetela di nascondere la realtà”. Intervento rinforzato anche dall’applauso del pubblico. Ma in realtà non accade nulla. Il centro-destra bolla con disinvoltura questa accusa e Floris introduce un altro risvolto economico tipicamente italiano: la differenza dei ceti e lavoro che non c’è. Italo Bocchino allora ritrova energie e più di una volta risalta quel dato della disoccupazione giovanile cresciuta del 1,3% in due anni, specchio di un pessimismo e criticità troppo comune nel nostro paese. Neanche Edward Luttwak dall’America ha parole di conforto per noi, ma non si può dargli torto. Nulla è cambiato, siamo fermi e vittime, deboli e sognatori. Ancora una volta si sentono discorsi che verranno puntualmente dimenticati, scontri buoni per il caos e troppa lontananza tra politica e vita reale. Conclude il tutto l’ovvia critica del centro-destra nei confronti della trasmissione, catalogata come di parte e bisognosa di un contraddittorio. Meglio che ci lasciate piangere in pace per favore.