Omicidio Rea, poco sangue sulla scena del crimine. I casi di Yara e dell’Ardeatina

Cosa lega gli efferati omicidi di Melania Rea, Yara Gambirasio e della donna senza nome, ritrovata nei primi giorni di marzo mutilata all’Ardeatina? Probabilmente nulla di concreto, i tre delitti, oltre a essere stati commessi a centinaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro, sono stati quasi di certo opera di persone diverse con moventi differenti.
Eppure qualcosa che salta agli occhi, nelle indagini sui misteri che hanno caratterizzato la cronaca nera nei primi quattro mesi del 2011, c’è: il sangue. E se il riferimento al liquido umorale è ovvio nei casi di morti violente, diventa più curioso – e forse anche più inquietante – quando si parla di sangue, sì, ma per la sua assenza.
Risale a pochi minuti fa un’agenzia Ansa in cui viene fatto sapere che gli inquirenti starebbero cercando di motivare il fatto che nel bosco in cui è stato rinvenuto il cadavere di Melania Rea, la ventinovenne trovata morta lo scorso 20 aprile a Ripe di Civitella dopo essere stata colpita da trentacinque coltellate, sono state trovate poche tracce di sangue. Diverso il luogo del delitto o cos’altro?

Senza sangue – La citazione del titolo del romanzo di Alessandro Baricco è solo una casualità. Quello che lascia stupiti è sapere che le storie più tetre che hanno affollato le prime pagine di cronaca di tutti i quotidiani dall’inizio dell’anno sembrano rifuggire il sangue. Se nel caso di Yara Gambirasio, la tredicenne il cui cadavere è stato ritrovato, dopo tre messi dalla scomparsa, in un campo abbandonato, si è giustificato il tutto sostenendo che l’esposizione alle intemperie per un tempo prolungato – e specialmente nella stagione invernale – hanno contribuito al drenaggio del liquido e se nel caso della vittima mutilata all’Ardeatina, di cui non si è ancora riusciti a risalire all’identità, si è pensato al gesto di una setta satanica, nella vicenda che vede come protagonista Melania Rea la mancanza di sangue sulla scena del crimine lascia pressoché sbigottiti.
La pioggia non ha avuto il tempo di cancellare le tracce e il rinvenimento del cadavere, avvenuto meno di quarantotto ore dopo la denuncia della scomparsa, non avrebbe permesso all’omicida di ripulire il chiosco in cui l’aggressione si sarebbe svolta. Tuttavia, si potrebbe pensare – e al momento questa è l’ipotesi più accreditata – che il luogo in cui Melania è stata uccisa o comunque quello dove è stata ferita in un primo momento possa essere diverso dal Bosco delle Casermette dove è stata poi ritrovata mercoledì scorso. Ma un dato pare complicare la ricostruzione di quei momenti: i tabulati telefonici del cellulare della donna avrebbero dimostrato che Melania si trovava a Ripe di Civitella già poco dopo la sua scomparsa e tutto lascia pensare che la ventinovenne sia rimasta lì in balia del suo aguzzino fino alla morte. Ma se fosse così, allora, il sangue dove è finito?
Secondo coloro che ipotizzano la matrice seriale all’origine di questo delitto, la domanda corretta da porsi al riguardo sarebbe: chi l’ha preso?

Simone Olivelli