Rapido 904: strage di Natale voluta da Riina come risposta al maxi processo

A commissionare l’attentato al ‘treno di Natale‘, che il 23 dicembre 1984 uccise diciassette persone e causò il ferimento di altre duecento sessantacinque, fu l’allora capo di Cosa Nostra Totò Riina.
A sostenerlo sono i magistrati Sergio Amato e Paolo Itri della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli, coordinati dal procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico, che hanno svolto un’inchiesta atta a far luce su quello che sembra poter essere indicato come l’evento che diede inizio alla guerra che la mafia dichiarò contro lo Stato. A seguito delle indagini è stato ratificato, dal giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli Carlo Modestino, un ordinanza di custodia cautelare a carico di Riina, che giace comunque in carcere dal 1993.

Sfida allo Stato, dopo il maxi processo – Secondo gli inquirenti, la decisione di far esplodere una potente carica detonatrice sul treno rapido numero 904, che era partito da Napoli con destinazione Milano, è da interpretare come una risposta da parte di Cosa Nostra al maxi processo che in quegli anni ebbe inizio, per volontà dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a carico di tantissimi esponenti della mafia siciliana. Quell’attentato, dunque, è da considerarsi a tutti gli effetti un ‘messaggio’ dalla forte valenza politica che la criminalità organizzata inviò alle istituzioni dello Stato.
L’esplosivo venne messo in azione poco dopo le 19 di quel 23 dicembre, mentre il treno, che trasportava tantissime persone che facevano ritorno dalle proprie famiglie per festeggiare insieme a esse il Natale, viaggiava all’intero della Grande Galleria dell’Appennino, lunga diciotto chilometri e situata all’altezza di Vernio, località in provincia di Prato.
Stando a quanto dichiarato da numerosi collaboratori di giustizia, ascoltati nel corso delle indagini, il tritolo sarebbe stato caricato sul treno quando esso si trovava nella stazione Centrale di Napoli. A sistemare l’esplosivo ci avrebbero poi pensato diversi esponenti della Camorra napoletana, appartenenti alle famiglie attive nelle zone di Forcella e della Sanità.

S. O.