Camera, slitta al 18 maggio l’esame della legge sul ‘Testamento biologico’

ROMA – La conferenza dei capigruppo alla Camera ha oggi deciso per il rinvio, proposto dai deputati PdL, dell’esame riguardante la proposta di legge sul testamento biologico – “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento” – al prossimo 18 maggio. Paradossale ripensamento quello dei parlamentari PdL, che, proprio ieri, al fianco della Lega Nord, si erano schierati a favore della proposta di inversione dell’ordine del giorno dei lavori alla Camera avanzata dal leader dell’UdC Pier Ferdinando Casini, che motivava la presentazione dell’inversione chiarendo che l’urgenza di un intervento da parte dell’organo legislativo «venga espresso senza ulteriori rinvii, in particolare per il rischio che in mancanza di un’iniziativa legislativa siano i giudici a colmare il vuoto con iniziative più o meno estemporanee». La preoccupazione di Casini sul fatto che, in assenza di una presa di posizione del Parlamento, i giudici possano farsi ancora una volta “legislatori”, abbraccia le parole del premier Berlusconi, contenute nella lettera inviata ai parlamentari Pdl prima della discussione in Aula del ddl : “La gran parte di noi ritiene che sul ’fine vita’, questione sensibile e legata alla sfera piu’ intima e privata, non si dovrebbe legiferare, e anch’io la penserei cosi’, se non ci fossero tribunali che, adducendo presunti vuoti normativi, pretendono in realta’ di scavalcare il Parlamento e usurparne le funzioni. Non e’ possibile dimenticare infatti che la legge che ci accingiamo a discutere nasce da un evento che ha traumatizzato l’opinione pubblica e tutti noi: la morte di una donna, stabilita -per la prima volta in Italia- attraverso una sentenza.”

«Decisione dettata dal buon senso», commenta Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo del PdL alla Camera, la posticipazione dell’esame del ddl al 18 maggio, «consente di non collocare un dibattito di fondamentale importanza come quello sul biotestamento durante la campagna elettorale». Poco di nuovo, dato che lo stesso stato di inquietudine aveva mosso l’intervento di ieri del capogruppo del Pd a Montecitorio, Dario Franceschini. L’ex segretario del Pd chiedeva alla maggioranza di giustificare l’urgenza dell’intervento su un tema, come quello del “fine vita”, che merita la massima cognizione e dedizione da parte dell’Aula. C’è stato chi, invece, come la deputata Radicale del PD Maria Antonietta Farina Coscioni, lamenta un doppiogiochismo nella mossa giocata da Casini: «l’UdC chiede di discutere subito la legge sul testamento biologico e dopo un’ora si apprende che mancava il parere della commissione bilancio. Insomma una buffonata mediatico elettorale organizzata dall’UdC sostenuta da Lega e PDL. Come al solito sulla pelle di malati, disabili e delle famiglie che li assistono. Di cui si riempiono la bocca ma dei quali sono disinteressati ed oggi ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione. Per non dire che quello dell’UdC è un gioco d’azzardo credendo che gli elettori – cattolici o altro – siano stupidi».

Bocciate dall’Aula, sempre nella 468^ seduta pubblica di ieri , sia la questione sospensiva al ddl presentata dal PD con 306 no e 248 sì, sia le questioni pregiudiziali di costituzionalità sollevate dall’IDV con 307 no e 225 sì, nonostante il forte supporto dell’opposizione, specialmente dei deputati Radicali presenti tra le file del Partito Democratico. Le questioni pregiudiziali di costituzionalità contastando, tra le altre, l’interpretazione che dell’art. 32 della Costituzione viene fatta nel ddl: “ (omissis) … l’articolo 32 della nostra Carta Costituzione, stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, e che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. E’ evidente quindi l’imperativa indicazione […] che vieta appunto qualsiasi trattamento che possa violare “il rispetto della persona umana”; nell’ambito della libertà della persona e dei diritti costituzionalmente riconosciuti, deve quindi intendersi consentito il diritto al rifiuto e/o all’interruzione dei trattamenti sanitari, che non può essere disatteso nel nome di un supposto dovere pubblico di cura, a meno di non voler affermare l’idea di uno Stato illiberale, peraltro ripudiata dai costituenti”

( il testo della questione pregiudiziale di costituzionalità è consultabile da questo link: http://www.italiadeivalori.it/images/documenti/pregiudiziale%20di%20costituzionalit_biotestamento.pdf)

Giuseppe Mastrolìa