L’Ue boccia il reato di clandestinità. I giudici non applichino la legge

Unione Europea –La Corte di Giustizia del Lussemburgo boccia il reato di clandestinità e considera la pena della reclusione per gli irregolari introdotta dalla normativa italiana nel 2009 in pieno contrasto con la direttiva comunitaria sui rimpatri “nel rispetto dei diritti fondamentali“. L’organismo invita i giudici Italiani a disapplicare la legge.

Reato di clandestinità – La Corte di Giustizia della Ue boccia la norma italiana che prevede il reato di clandestinità, introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009 nell’ambito del “pacchetto sicurezza“.
La legge punisce con la reclusione gli immigrati irregolari.
La norma è in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri dei clandestini”.
Il reato di clandestinità introdotto in Italia non è alla sua prima bocciatura. Nel giugno dello scorso anno anche la Corte Costituzionale si era espressa sulla illegittimità dell’aggravante di clandestinità nei confronti degli immigrati irregolari perché “discriminatoria“, in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione “che non tollera irragionevoli diversità di trattamento“.
Secondo i giudici europei, “gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio“.

L’invito ai giudici – In conseguenza della sentenza Ue, conclude la Corte del Lussemburgo, il giudice nazionale “dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, che fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri“.

Le reazioni – Tra le reazioni politiche la prima è di Antonio Di Pietro. “E’ ormai provato che siamo di fronte a una dittatura strisciante in cui vengono presi provvedimenti contro la Carta dei diritti dell’uomo, si dichiara guerra senza passare per il Parlamento e si occupano le istituzioni per fini personali. E’ gravissimo che questa maggioranza, asservita al padrone, continui a fare leggi incostituzionali e contro i diritti fondamentali delle persone. Siamo alla vigilia di un nuovo Stato fascista che va fermato e l’occasione saranno le amministrative e i referendum del 12 e 13 giugno“.
Per il Pd, si tratta di “un altro schiaffo al ministro Maroni“.
Il commento di Rosy Bindi: “Sull’immigrazione le figuracce del governo italiano non finiscono mai. La Corte di Giustizia europea mette a nudo le violazioni dei diritti umani, l’approssimazione e i ritardi di norme approvate solo per fare propaganda, dimostrando un’efficacia che alla prova dei fatti pari a zero. Del resto, cosa aspettarsi da un governo prigioniero delle parole d’ordine della Lega e incapace di affrontare con serietà e giustizia il fenomeno globale e inedito dell’immigrazione“.
Per Benedetto Della Vedova, capogruppo di Fli alla Camera, la bocciatura “non è, come molti vorranno fare apparire, una sentenza buonista. A essere stata bocciata è una norma demagogica e inefficiente, che aggrava l’arretrato giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza migliorare e al contrario intralciando le procedure di espulsione e rimpatrio degli immigrati irregolari“.

Matteo Oliviero