Conti pubblici, la ricetta di Draghi: Ridurre le spese del 7%

Meno spese. Per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014, la manovra da 2,3 punti annunciata dal governo Berlusconi rende “inevitabile un significativo contenimento” della spesa pubblica. A dichiararlo è il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, intervenuto oggi ad un convegno sulle infrastrutture in Italia.

Il difficile risanamento dei conti pubblici. “La crisi – sottolinea Draghi – ha peggiorato le prospettive della finanza pubblica; non è più rinviabile un duraturo riequilibrio dei conti pubblici; data l’elevata pressione fiscale, è inevitabile un significativo contenimento della spesa”. “Il documento di finanza pubblica recentemente approvato dal consiglio dei ministri punta a un sostanziale pareggio nel 2014, da un disavanzo pari al 4,6 per cento del Pil nel 2010. Una tale correzione, effettuata solo dal lato delle spese, implica una loro riduzione del 7% in termini reali. L’obiettivo – avverte il governatore di Bankitalia – è conseguibile solo se vi concorreranno tutte le principali voci di spesa”.

Ripresa ancora lenta. “Nel quadro macroeconomico del Documento di economia e finanza del 2011, il tasso di crescita del Pil è previsto salire gradualmente dall’1,1% atteso per quest’anno all’1,6 nel 2014. Il tasso di crescita del Pil potenziale passerebbe dallo 0,3% del 2011 allo 0,8 del 2014. Quest’ultimo dato rifletterebbe modesti aumenti del fattore lavoro (0,2%), della disponibilità di capitale (0,4%) e della produttività totale dei fattori (0,2%)”, si legge nell’intervento di Draghi diramato dall’ufficio stampa di Bankitalia. “Si configura il rischio che la crisi incida a lungo sul tasso di crescita potenziale dell’economia italiana, che nel 2007 veniva indicato attorno all’1,5%, un valore già relativamente basso rispetto a quelli degli altri principali paesi europei”, continua il governatore della Banca d’Italia, secondo il quale “il riavvio del processo di crescita passa per un aumento dei tassi di occupazione, soprattutto giovanile e femminile; maggiori investimenti in capitale fisico; mercati, servizi pubblici e regolamentazioni che facilitino l’accrescimento della produttività”. “Servono anche progressi nella disponibilità di infrastrutture – conclude Draghi – Le carenze infrastrutturali sono spesso indicate come uno dei fattori che limitano la crescita e la produttività della nostra economia, accrescendo i costi per le imprese e i lavoratori, disincentivando nuovi insediamenti produttivi, influendo negativamente sulla qualità della vita”.