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L’Agcom bacchetta i tg, troppo spazio a Berlusconi

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Roma – L’Agcom bacchetta i telegiornali per il troppo spazio offerto a Berlusconi.
Si tratta di una sproporzione a favore di Berlusconi confermata dai dati del monitoraggio sulla campagna elettorale nella quale  il Cavaliere “è anche candidato a Milano“.

Spazio al premier –Troppo Berlusconi nei tg“, è questa la stoccata dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni dopo aver monitorato i telegiornali e non solo. “Nel tempo di notizia c’è un’obiettiva sovraesposizione del presidente del Consiglio, il quale, oltre tutto, è direttamente parte nelle elezioni amministrative in quanto capolista a Milano”.
Perciò la richiesta dell’Agcom è “di attenersi con particolare rigore ai principi di completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tutte le liste e i soggetti concorrenti, fino alla fine della campagna elettorale, ricordando che non è consentito un uso di riprese televisive con presenza diretta, non giustificata, di membri del governo o di esponenti politici“.

La replica del Tg1. “Il Tg1 nell’ultima settimana, come in tutto il periodo della par condicio trascorso finora, ha rispettato in maniera puntuale il criterio della tripartizione tra governo, maggioranza ed opposizione“, ha risposto Augusto Minzolini. “Io so solo che nella settimana tra il 17 ed il 23 aprile 2011, secondo l’Osservatorio di Pavia, il Tg1 nell’edizione principale delle 20.00 ha dato al governo il 17,6 per cento del tempo di parola (per fare un paragone il Tg2 gli ha dato il 32,7 ed il Tg3 il 26,8), alla maggioranza il 27,8 per cento, all’opposizione il 35,2 per cento”. Se poi si prende il tempo di parola in tutte le edizioni, “il Tg1 ha dato il 32,6 per cento al governo, il 25,3 alla maggioranza e il 32 all’opposizione“.
Minzolini non manca poi di rilevare che “l’Agcom nelle sue valutazioni sulle presenze in video in questa campagna elettorale continua a non dare dei punti di riferimento certi, perchè appena qualche mese fa aveva spiegato con una delibera che bisognava considerare come punto di riferimento prioritario il tempo di parola, cioè la durata dei sonori assegnati ai vari esponenti politici. Ora è tornata a parlare di tempo di notizia, cioè di tempo dedicato dai giornalisti ai vari esponenti politici. Secondo il direttore del Tg1 “questo atteggiamento crea confusione in un settore in cui è essenziale la chiarezza“.

Matteo Oliviero

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