Libia, Sallusti difende Berlusconi: Bombardare per non perdere montagna di soldi

Lectio magistralis di real politik o tentativo disperato di dare un senso alle azioni del presidente del Consiglio, anche a costo di esibirsi nella quasi giustificazione, nel nome di un presunto e superiore interesse collettivo, di atrocità che hanno segnato la storia dell’umanità?
L’editoriale di Alessandro Sallusti suscita tenerezza, ma anche orrore, nel vedere l’impegno con cui il direttore de Il Giornale tenta di chiarire le idee di coloro che, nonostante siano sempre stati – e probabilmente continueranno a esserlo – entusiasti sostenitori del premier, non riescono a comprendere le ultime scelte politiche di Silvio Berlusconi. Su tutte quella di cambiare idea sulla Libia, decidendo di fare parte di coloro che intensificheranno i bombardamenti sui cieli del paese nordafricano.
Berlusconi, che del cambiare opinione, negando di averlo mai fatto, è sempre stato un professionista, ha lasciato stupiti anche i suoi elettori più fedeli. Non è facile ammetterlo, e chi lo fa si premura di sussurrarlo appena, ma l’impressione è stata quella di un premier che, prono, non ha potuto fare altro che cedere alle pressioni di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

Bombe a difesa dei soldi – Il direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi non ha esitato a interpretare la decisione del Governo come una scelta strategica quasi ovvia: “Non entrare nella coalizione era im­possibile. Lo imponevano il fare parte della Nato, la richiesta de­gli alleati di usare le nostri basi (già questo è schierarsi), la no­stra storia. […] Ai più infatti sfugge che gli interessi italiani in Libia, a dif­ferenza di quelli tedeschi e co­me oggi documentiamo, rappre­sentano circa il 3 per cento del nostro pil, una montagna di sol­di che non è il caso di regalare, nel dopo Gheddafi senza di noi, a francesi e americani, sottraen­dola alle nostre necessità per di più in un momento come questo”.
Sallusti, che notoriamente tiene a curare un’immagine di sé come di colui che dice pane al pane e vino al vino, specialmente se spezzato e versato ad Arcore, pare dunque aver svelato l’arcano: altro che pace, democrazia e libertà dei libici; quello che qui interessa è il danè.

Hiroshima, una necessità – Ma il direttore de Il Giornale ha trovato modo anche di ripercorrere la storia del Novecento con l’intento di trovare un esempio che potesse calzare al caso di Berlusconi. La scelta infausta è ricaduta su Hiroshima, dove il 6 agosto 1945 venne lanciata ‘little boy’, ovvero la bomba atomica.
Sallusti riconosce che quell’evento “non è certo stato bello“, ma poi aggiunge: “Ma un presidente ha dovuto prendersi la terribile responsabilità in no­me di un interesse superiore“. Poco prima, il direttore aveva chiosato, sostenendo che “questa è la politica“.
Purtroppo, aggiungeremmo noi.

Simone Olivelli