Melania, agnello sacrificale di un gruppo? Trovato uno strano scontrino

A scatenare la follia di chi ha ucciso Melania Rea, la ventinovenne residente a Folignano scomparsa a Pianoro di Colle San Marco il 18 aprile e trovata cadavere due giorni dopo a quindici chilometri di distanza, non sarebbe più stata la sua bellezza ma la sua conoscenza. Ciò che sapeva e con cui mai sarebbe dovuta venire in contatto.
Sarebbe questa la nuova pista che gli inquirenti avrebbero deciso di seguire per cercare di risolvere il giallo che si dipana tra la provincia di Ascoli Piceno, dove la vittima è stata vista per l’ultima volta in vita, e quella di Teramo, dove un uomo di cui tuttora non si conosce l’identità si è imbattuto nel corpo di Melania, martoriato con trentacinque coltellate.

Quanti i carnefici? – Nell’attesa che le indagini facciano passi in avanti, con l’analisi dei reperti prelevati dagli esperti della Scientifica e con l’approfondimento degli interrogatori a cui sono già state sottoposte diverse persone, tra cui il marito della vittima, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, pare non si sia ancora certi che il colpevole sia soltanto uno. Secondo alcune indiscrezioni, gli investigatori potrebbero essersi imbattuti in un delitto di gruppo, senza tuttavia aver ancora ben chiaro quale sia il legame – e di conseguenza il movente – che legherebbe gli aguzzini tra loro. Si parla di un segreto di cui Melania sarebbe venuta a conoscenza, qualcosa che avrebbe potuto dare scandalo in tutta la provincia ascolana, ma per ora non c’è nulla di certo.
Ieri l’Ansa, nel divulgare i nuovi sviluppi investigativi, ha parlato di Melania come possibile “agnello sacrificale” di una “mattanza giustificata da situazioni esterne“. Il lancio dell’agenzia tuttavia non ha chiarito che cosa bisognerebbe intendere con l’espressione agnello sacrificale che pare essere più adatto a circostanze in cui la vittima di un omicidio viene prescelta indipendentemente dal suo passato e non per punirla di una colpa di cui si sarebbe macchiata. E’ il caso dei delitti di matrice esoterica, ma nel giallo di Ripe di Civitella questa ipotesi pare essere stata esclusa definitivamente.

Lo scontrino del giorno dopo – Messi da parte, almeno per il momento, la siringa, il laccio emostatico e la svastica, sulla scena del crimine sarebbe stato rinvenuto un reperto apparentemente più banale, ma che in verità potrebbe aiutare molto nelle indagini: si tratterebbe di uno scontrino trovato nelle immediate vicinanze del cadavere. La data su esso riportata sarebbe quella del 19 aprile e questo particolare, se confermato, aprirebbe la porta a due interpretazioni: la prima vede l’omicidio di Melania non più compiuto lo stesso giorno della scomparsa, ma l’indomani; la seconda invece vedrebbe il macabro scenario in cui qualcuno. pur avendo notato il corpo, avrebbe esitato almeno ventiquattro ore prima di avvertire le forze dell’ordine, considerato che la telefonata anonima che denunciava l’inquietante scoperta è stata effettuata soltanto il 20 aprile.

S. O.