Frattini: Non siamo affatto in guerra

A sentir parlare il ministro degli Esteri, Franco Frattini, la partecipazione del contingente militare italiano in Libia non ha nulla a che vedere con la guerra. “Abbiamo risposto a una richiesta delle Nazioni Unite – ha spiegato il titolare della Farnesina – stiamo solo proteggendo i civili che muoiono”. Quanto al futuro del Paese nordafricano, Frattini ha ieri auspicato una risoluzione politica. Il prossimo 5 maggio si riunirà a Roma il Gruppo di contatto per la Libia (costituito dalla Nato, dalla Lega Araba e dai Paesi che stanno partecipando alla missione libica), che studierà un “piano di riconciliazione” teso a ottenere il cessate il fuoco e a spianare la strada a una nuova fase costituzionale.

Frattini e la non guerra – “Noi non siamo affatto in guerra. Abbiamo risposto ad una richiesta delle Nazioni Unite e stiamo proteggendo civili che muoiono purtroppo a migliaia bombardati dal dittatore”. Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ieri fornito la sua puntualizzazione sulla natura dell’intervento militare italiano in Libia. Non solo: incalzato sull’argomento, il ministro ha escluso tassativamente la possibilità che i nostri contingenti possano attaccare le truppe del Colonnello via terra: “L‘attacco via terra da parte dell’Italia – ha precisato Frattini – è un’ipotesi assolutamente esclusa sia dalla risoluzione internazionale sia dalla nostra volontà politica”.

Verso una soluzione diplomatica – Parole con le quali il ministro ha tentato di sedare le ansie di quanti (anche all’interno del governo) digeriscono a fatica la decisione di procedere con i raid aerei in Libia. E che lo stesso Frattini ha cercato di rendere più convincenti, accompagnandole all’auspicio di cessare presto il fuoco contro le truppe del Rais per avviare una fase di trattative. “Una via d’uscita politica alla vicenda libica – ha spiegato – è l’unica soluzione possibile”. Per questo, ha aggiunto il ministro, il prossimo 5 maggio si riunirà a Roma il Gruppo di contatto per la Libia per mettere a punto un “piano di riconciliazione”.

Gheddafi fuori dalle trattative – “Un progetto – ha continuato il ministro degli Esteri – che permetta a tutti i gruppi libici di definire una grande assemblea nazionale di riconciliazione e possa aprire la strada verso la Costituzione. Chi si è macchiato del sangue dei propri cittadini – ha aggiunto Frattini – quindi Gheddafi e la sua famiglia non possono partecipare al processo di ricostruzione del Paese. Occorre una risposta politica – ha rimarcato il titolare della Farnesina – e questa è l’unica risposta possibile. La Libia non vuole una divisione in due, ma una strada verso la normalità che non sarà una Costituzione imposta dall’Italia o dalla Germania”.

Maria Saporito