Gheddafi alla Nato: trattiamo.

Paesi che ci attaccate, fateci negoziare con voi. Siamo pronti al cessate il fuoco, purché non sia unilaterale.Il ritorno in televisione di Muammar Gheddafi apre l’ultimo capitolo mediatico di gestione della crisi libica. Il Colonnello si rivolge all’Occidente appena due giorni dopo la decisione dell’Italia di prendere parte ai bombardamenti contro le sue forze. Lo fa nel momento in cui sembra evidente che la Nato abbia seriamente iniziato ad aver peso nella guerra ai ribelli di Bengasi, i quali adesso sono anche supportati da istruttori americani, italiani e inglesi.

Siete voi che ci state attaccando – ha proseguito il Raìs – noi non abbiamo violato i vostri confini. La porta per la pace è aperta ma voi dovete smettere di bombardare.” Parole che suonerebbero come un invito al dialogo; un momento nel quale Gheddafi si appella al senso di responsabilità degli occidentali che, con i bombardamenti, starebbero quasi dimostrando di essere loro i veri carnefici delle stragi di civili in Libia. Un invito al dialogo che, però, non sarà affatto l’inizio di un cessate il fuoco. Soprattutto da parte dello stesso Colonnello, il quale non rinuncia a mostrare al mondo la sua determinazione in questa guerra: “Non lascerò il mio posto, non abbandonerò il mio Paese e combatterò fino alla morte. Sono un simbolo per il popolo libico, sono un padre per loro, più sacro dell’imperatore del Giappone.

Da un lato, quindi, un ramoscello d’ulivo teso a porre fine al dramma delle bombe. Dall’altro l’ascia di guerra piantata ancora una volta fra Tripoli e Bengasi. E nelle sue parole Gheddafi non lascia adito a dubbi: senza di me la Libia non avrà alcun futuro. E infatti in Libia si continua a combattere. E mentre il Colonnello teneva il suo discorso sotto i bombardamenti Nato, il regime sosteneva di aver riconquistato il porto di Misurata, imponendovi il blocco navale. Di più: la stessa televisione pubblica ha fatto sapere che mentre il Colonnello ultimava la sua apparizione, la stessa Alleanza avrebbe attentato alla sua vita con un bombardamento caduto proprio nei pressi degli studi televisivi. Una sincronia di eventi che rappresenta perfettamente il quadro libico: un appello alla pace come un’incisiva impressa in un discorso di guerra. Discorso che sta proprio nelle parole di Gheddafi: “Trattiamo, siamo pronti a trattare con i Paesi che ci attaccano. Trattiamo. Se volete il petrolio, stipuleremo contratti con le vostre società, non è questo un buon motivo per una guerra.” E se la Nato non volesse trattare? “Nessuna resa. Nessun timore. Nessuna fuga. O libertà o morte.

Cristiano Marti