Primo Maggio: concertone delle polemiche

Il concerto del Primo Maggio svoltosi ieri a Roma, in una piazza San Giovanni gremita di gente, è stato segnato dalle tradizionali polemiche. A insolentire alcuni degli artisti che si sono succeduti sul palco è stata questa volta la “liberatoria”, con la quale si è invitato gli ospiti a non intrattenersi su analisi politiche scivolose. L’imminenza delle elezioni in alcune zone del Paese e il conseguente rispetto della “par condicio” ha infatti costretto gli organizzatori ad applicare una sorta di “sordina” ai vari interventi, provocando reazioni contrastanti. Tra i più “arrabbiati” il narratore romano, Ascanio Celestini, ed Erriquez, front man della Bandabardò.

Concertone della censura? – A seminare zizzania nel backstage del concerto organizzato ieri a Roma dai sindacati ci ha pensato questa volta una liberatoria. Un foglio sottoposto all’attenzione di tutti gli artisti che hanno calcato il palco capitolino per strappare loro la promessa di rispettare la par condicio ed evitare, dunque, di consegnare al nutrito pubblico considerazioni politiche troppo caustiche o “squilibrate”. Un’indicazione che ha fatto saltare i nervi ad alcuni partecipanti, che hanno gridato alla “censura preventiva”. Tra i più arrabbiati: Erriquez, cantante e leader della Bandabardò: “Si è trattato di una censura bella e buona – ha tuonato – imposta per non parlare di referendum e non dare indicazioni di voto dal palco di San Giovanni. Pensavamo si trattasse della normale liberatoria che si firma quando si va in televisione. Certo è anche un nostro errore, ma in questo modo – ha lamentato il musicista – si impedisce la libertà di parola“.

Ascanio versus la Chiesa – Moderatamente infastidito anche il regista e scrittore, Ascanio Celestini, che ha confessato di aver dovuto rimettere mano al suo intervento dopo aver preso visione dei limiti imposti dalla liberatoria firmata. “Ho scelto di raccontare comunque il passato per parlare del presente – ha spiegato – Avrei voluto ricordare che la Costituzione è frutto di battaglie importanti, ma dopo aver firmato questo foglio, non ho potuto citare né le elezioni né il referendum“. Ciò nonostante, il noto narratore non ha mancato di surriscaldare il clima esordendo con una velata polemica ingaggiata niente po’ po’ di meno che col Vaticano. “Evidentemente Papa Ratzinger ha deciso di beatificare oggi il suo predecessore – ha detto – perché negli altri 364 giorni avrà altri Santi da beatificare”. Una considerazione piccata, che però lo scrittore ha dovuto abbandonare subito: “Non dico più niente – ha ammesso Celestini – anche perché ho firmato una liberatoria”. Ma nel retropalco, il regista romano si è lasciato andare: “Mi sembra, da parte della Chiesa – ha spiegato – un tentativo di sovrapporre il tempo cristiano a quello laico. Come del resto ha già fatto”.

La replica degli organizzatori – A tentare la difesa della liberatoria della discordia è stato invece Marco Godano, organizzatore del Concertone: “Il contenuto della liberatoria che è stata firmata dagli artisti – ha detto – è quello previsto dalla legge. E’ quello che si fa in tutte le occasioni come questa, perché lo prevede la legge sulla par condicio. Gli artisti che protestano sono persone che usano questo palco per i loro interessi e per farsi pubblicità – ha affondato Godano – Non è una protesta contro il Primo Maggio, semmai contro la par condicio”.

Maria Saporito