Libia: i funerali per il figlio Saif al Arab. La Nato vuole uccidere Gheddafi?

Siamo tutti con la Libia di Gheddafi”. Uno striscione che spiccava fra le tantissime foto del Colonnello sventolate fra una folla di duemila persone, accorse ieri sera per celebrare i funerali di Saif al Arab, il figlio ventinovenne del Colonnello ucciso sabato scorso sotto i bombardamenti Nato. Alla cerimonia mancava proprio Gheddafi, ma tutto il rancore verso i nemici dell’Alleanza era concentrato lì a Tripoli, intorno alla bara avvolta dalla bandiera verde della Libia, accompagnata dagli slogan contro Sarkozy, Obama e l’Occidente.

Accadeva questo a Tripoli, mentre in Cirenaica i ribelli salutavano con gioia la morte di Osama Bin Laden, augurandosi che gli Stati Uniti “facciano lo stesso” col dittatore di Sirte. Auspicio che ha subito sollevato l’interrogativo principale che da sabato accompagna la missione Nato in Libia: la Nato vuole uccidere Muammar Gheddafi? Il regime di Tripoli non ha dubbi: il raid nel quale ha perso la vita Saif al Arab, insieme a tre nipotini del Colonnello, aveva come obiettivo quello di eliminare fisicamente il Rais. E anche se un portavoce dell’Alleanza ha replicato che la missione era mirata a colpire la “struttura di comando”, il premier britannico David Cameron ha dichiarato sibillino che la Risoluzione 1973 contempla anche attacchi alla “leadership e al controllo” del governo libico. Che Gheddafi possa morire in qualche bombardamento, dunque, potrebbe anche succedere.

Per questo la tensione nel conflitto libico è destinata a salire, come testimoniano le reazioni dopo il raid di sabato. Uno dei primi a lanciare accuse è stato il vice ministro degli Esteri libico Khaled Kaim, che domenica, in un incontro con i giornalisti ha detto: non c’era nessun centro di comando nella zona di Tripoli colpita sabato sera dalla Nato. Sul fronte internazionale, apprensioni vengono da Pechino: “Siamo molto preoccupati per la morte e i ferimenti dei civili causati dall’escalation del conflitto in Libia”, fa sapere la portavoce del Ministero degli Esteri Jiang Yu, che ha criticato l’Alleanza precisando che la Cina “disapprova ogni atto che ecceda l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e spera che tutte le parti in causa cessino immediatamente il fuoco.” Anche il quotidiano britannico Indipendent sostiene che il raid di tre giorni fa sia stato più un “errore strategico” che un passo avanti verso la resa del Colonnello. Anche perché, si domanda il quotidiano, in cosa si sta trasformando la guerra in Libia? In uno scontro tra Gheddafi e l’Occidente? E anche se i ribelli sperano sia così, ci si dovrebbe ricordare che la rivolta era nata per altre ragioni.

Cristiano Marti