Pierre Cardin in vendita

La maison di moda francese Pierre Cardin è in vendita.
Ad annunciarlo lo stesso stilista francese Pierre Cardin, che ha deciso di cedere il suo impero per un miliardo di euro.
Il fashion designer, che a 88 anni ha il record di essere il più longevo imprenditore del settore ad essere alla guida del suo marchio, seguito dal 76enne Giorgio Armani, già in precedenza aveva messo all’asta il proprio brand per 500 milioni, raddoppiando ora la richiesta e spiazzando il mondo della moda e della finanza.

La cifra. “Tra pochi anni non ci sarò più e la mia casa di moda deve continuare”, dunque “voglio vendere”, le dichiarazioni riportate oggi dal Wall Street Journal, ma, sebbene si sia assistito ultimamente alla compravendita milionaria di Bulgari conclusa dal colosso del lusso LVMH, per gli analisti la somma richiesta da Cardin sarebbe decisamente fuori mercato, visto che per gli esperti il brand varrebbe circa un quinto di essa, vale a dire 200 milioni di euro.

Le licenze e l’immagine. A rendere più complessa l’operazione è la questione delle licenze, dato che il marchio Pierre Cardin è stato ceduto a oltre 400 partner su scala mondiale. Se ciò, da un lato, ha generato ingenti entrate, ha anche, dall’altro, minato l’immagine dell’azienda. Non è un caso che nelle ultime sfilate, Parigi su tutte, il patron è rimasto molto deluso dallo scarso interesse mostrato per le sue creazioni da stampa e compratori.
A pesare sulla vendita, ancora, c’è anche la clausola posta da Cardin di restare direttore creativo di tutte le linee prodotte dalla casa di moda, anche a cessione avvenuta.

Una provocazione? Difficile, dunque, non sottovalutare che l’annuncio rientri tra le tante provocazioni dello stilista di origine trevigiana e cresciuto a Parigi alla scuola di Dior e Schiapparelli, uno dei primi al mondo a credere nella moda ‘democratica’ firmando già nel 1958, sconvolgendo così i grandi della moda mondiale, contratti per la produzione di linee di abbigliamento a prezzi popolari con i grandi magazzini tedeschi e con la nostrana Rinascente, senza dimenticare la creazione della minigonna nei ’70 e il connubio teatro-moda portato avanti durante le sue pittoresche sfilate, oltre l’apertura ai Paesi asiatici prima di ogni altro.
Ed è difficile non ricordare che il suo patrimonio immobiliare nelle città d’arte europee (Parigi e Venezia su tutte) vale ancor più del suo marchio.

Marco Notari