Prodi: L’ulivo è ormai morto. Gli eredi? Non fanno altro che litigare

Bologna – Romani Prodi: “L’Ulivo è morto e gli eredi non fanno che litigare”.
Il professore durante la presentazione del libro “Dove andremo a finire” di Alessandro Barbano ha risposto con una battuta a chi gli chiedeva un giudizio sugli eredi politici dell’esperienza dell’Ulivo.

Prodi – Romano Prodi è schietto sul futuro del suo ex partito: “Quando uno è morto gli eredi non fanno che litigare e più grosso è il patrimonio che lascia, più litigano“. Il professore così ha risposto a chi gli chiedeva commenti sul comportamento di quei politici che hanno raccolto la sua eredità politica.
L’occasione è la presentazione del libro “Dove andremo a finire” di Alessandro Barbano.
Il contesto è l’aula magna di Scienze politiche all’Università di Bologna, dove Barbano ha interrogato il professore su temi di stretta attualità, dagli scenari politici internazionali al futuro dell’Italia. Inevitabile la domanda sull’Ulivo.
L’ex premier sottolinea la necessità di “tornare ad avere visioni di lungo periodo, avere un riformismo su temi concreti, a cominciare dal lavoro e dall’immigrazione. Invece nella politica di oggi è tutto concentrato su problemi più stretti, ma che non coinvolgono l’ansia di tutte le famiglie“.
“Non crediamo che l’Italia sia così anomala rispetto agli altri paesi. Insomma, la normalità di una democrazia debole è quella delle categorie che fanno prevalere i loro interessi. La differenza, però, è la debolezza del governo. In  Italia è semplicemente più debole il potere del governo e quindi gli interessi di categoria sono più forti”.
Barbano gli fa eco sostenendo che nessuno, nemmeno a sinistra c’è chi si prenda davvero a cuore la difesa delle donne e la disoccupazione giovanile, ma Prodi ha risposto: “E’ il governo che deve capire quelli che sono i drammi futuri della società, quale deve essere il cammino della società. È Il governo che ha il compito di proporlo e poi di imporlo. Se il governo non è forte, gli interessi diffusi chi li può difendere?“.

Il ragionamento è lo stesso”, secondo il professore, “anche per il primo maggio, dove si contrappongono gli interessi della grande distribuzione (pochi ma forti) e quelli diffusi di lavoratori e famiglie. Se dal governo non arriva la battaglia per la difesa degli interessi diffusi, come è successo in altri paesi europei, allora è chiaro che la questione si ferma alla prevalenza degli interessi della grande distribuzione, a cui sono solo il sindacato si oppone. Viene lasciata la lotta in questi termini, in questo momento in Italia è questo quello che avviene non c’è arbitrato forte da parte del governo” quindi ci sono questi scontri, “che sono assolutamente normali“.

Sul federalismo fiscale, che “fino a due anni fa era una torta che tutti volevano mangiare salvo poi rendersi conto che i problemi sono più grossi delle soluzioni“, Prodi è sicuro che “non ha cambiato il vocabolario, ma ha cambiato i contenuti. Si diceva che tutte le regioni ci avrebbero guadagnato, ma non può esistere una percentuale superiore al 100%”.

Matteo Oliviero