Roma, scandalo beatificazione. Alemanno: Vaticano la fa pagare al Comune

Il giorno della beatificazione, non beato proprio per tutti. Le spese definite in 4,6 milioni di euro, derivanti dalla cerimonia di beatificazione di Wojtyla, chi le deve pagare? Il Vaticano le ha lasciate con nonchalance sul tavolo del Comune. Non proprio tutti sono rimasti contenti e beati a Roma, dunque, a seguito del grande evento che ha riguardato la cerimonia dedicata a papa Giovanni Paolo II. Le spese comunali sostenute a causa dell’evento, a cui circa un milione e mezzo di persone provenienti da tutto il mondo ha assistito, sono salite alle stelle, secondo le affermazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno. ”L’impegno finanziario di Roma Capitale è stato di circa 4,6 milioni di euro”, sostiene il Sindaco. “Oggi stesso invierò una lettera al sottosegretario Letta affinché il Governo ci dia una mano”. Il disappunto del primo cittadino di Roma, infatti, nasce dal fatto che a suo dire anche l’occasione del concerto di rito del 1° maggio, tradizionale modo romano di festeggiare il giorno dedicato al Lavoro, è stata un evento del tutto gravato sulle  spalle della spesa comunale, mentre i sindacati sono stati presenti solo a livello morale e simbolico, ma senza aiutare l’amministrazione della città con alcun contributo economico. Qualche riflessione per spezzare una lancia in  favore delle affermazioni del Sindaco, ci pare oggi utile.

Lo Stato Vaticano, Stato volutamente straniero. Continua dunque, durante il suo discorso di oggi ai giornalisti, con il manifestare le sue ragioni, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, nel far presente che  “se la beatificazione di Wojtyla fosse stata considerata grande evento, queste spese sarebbero state quasi tutte a carico dello Stato”. Parole coraggiose e molto amare, che risuonano ancora nell’aria come spade. E’ una velata critica? Senz’altro una protesta dal punto di vista pratico. Ma è prevedibile che questa tesi non mancherà di suscitare curiosità, approfondimenti, commenti, polemiche (ed una nota di divertimento, come non concedersela?). Secondo il sindaco Gianni Alemanno, dunque, tutto questo gran clamore attorno alla beatificazione di Wojtyla è null’altro che ipocrisia (parafrasando liberamente) se poi non è lo Stato, e neppure la Santa Sede, a prendersi carico delle spese economiche da sostenere, ricadute sull’amministrazione comunale. Quest’ultima, a ben vedere, ospitava l’evento per motivi geografici, ma trattandosi di circostanza che riguardava un altro Stato, ossia quello vaticano, può ben sostenere che “non c’entrava nulla” con le spese da corrispondere. Il fatto che lo Stato Vaticano sia uno Stato a sé è invece, come si apprende bene  se per motivi turistici si fanno quattro passi incauti nelle vicinanze, ben rimarcato in altre occasioni: senza passaporto vaticano, o senza invito od appuntamento specifico molto difficile da ottenere, il cittadino italiano o straniero non può neppure entrare. E la maggior parte dei romani non ha mai varcato la soglia dello Stato Vaticano, né ne ha mai calpestato strade, aiuole, o pertinenze di alcun genere.
“Ci aspettiamo un aiuto anche perché il bilancio del Campidoglio sta affrontando tagli dallo Stato, e prima il Governo interviene meglio è”. E’ stata la secca chiosa di uno spazientito Gianni Alemanno. Lungi dall’entrare in polemica con il Vaticano, dunque, il sindaco Alemanno interpella il Governo per quanto riguarda la patata bollente delle spese causate dall’affollamento che si è avuto questi giorni in città.

S. K.