Biotecnologie, continua la crescita in Italia

Continua a crescere, nonostante la crisi economica, l’industria biotecnologica italiana.
È quanto emerge dall’edizione 2011 del Rapporto sulle Biotecnologie in Italia, curata da Assobiotec ed Ernst & Young, in collaborazione con Farmindustria e l’Istituto nazionale per il Commercio Estero (Ice).
Le 375 aziende biotecnologiche italiane rappresentano ormai una realtà solida e consolidata, tanto che il comparto fa registrare il tasso di crescita maggiore in Europa, aggiudicandosi, nel mondo industriale nostrano, il primo posto per gli investimenti in ricerca, stimati fra il 25% e il 40%.

Sei regioni su tutte. Dal punto di vista geografico il 75% delle imprese è concentrato in sole 6 regioni, quali Lombardia (129), Piemonte (37), Veneto (31), Lazio (30), Toscana (30) ed Emilia Romagna (26),  con un fatturato pari a 7,4 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto allo scorso anno. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati pari a 1,76 miliardi di euro, con un aumento del 2,5% rispetto al 2010 ed un numero stabile di addetti di oltre 52.000 unità. L’industria biotecnologica vede crescere notevolmente la propria capacità di innovare, come dimostrato dai 237 prodotti a scopo terapeutico in fase di sviluppo.

Terzo Paese europeo. Le aziende biotech nazionali, per numero di imprese specializzate nel settore, fanno dell’Italia il terzo Paese europeo, dopo Germania e Gran Bretagna.
L’industria biotecnologica italiana “é dinamica e ha retto meglio alla crisi rispetto ad altri settori”, ha dichiarato il presidente di Assobiotec, Alessandro Sidoli. Il settore si è “sviluppato costantemente negli ultimi 10 anni” e oggi é costituito per oltre il 50% dalle imprese attive in campo biomedico, ma stanno crescendo anche quelle che si occupano di agroalimentare e applicazioni a livello industriale e tecnologico. Anche per Sergio Dompè, presidente di Farmindustria, i risultati presentati dimostrano “una grande vitalità e la voglia del nostro Paese di indirizzarsi verso temi che coinvolgano il welfare, la ricerca e la capacità di creare valore aggiunto”.

Marco Notari