Festa esercito, La Russa contro il dissenso: Siete piccoli fischiatori di professione

Prendere fischi per fiaschi – intendendo i primi come conseguenza dei secondi – non è l’ambizione di nessuno, tantomeno di chi ha l’onore, e ancor più l’onere, di rappresentare i cittadini. Tuttavia, per gli uomini del nostro governo, i giorni che il Paese sta vivendo sembrano essere quelli in cui un errore può essere pagato caro. Se non all’interno delle urne – perché lì dentro gli italiani hanno più volte dimostrato di saper riscoprire la più profonda comprensione – almeno nelle piazze.
Al ministro della Difesa Ignazio La Russa in questo periodo le cose non filano tutte per il verso giusto, non solo perché il Governo non sembra avere idea di quale sia la direzione corretta, ma anche perché pare non aver capito da che parte stia il bandolo della matassa. Un groviglio che più che filare, crea soltanto nodi e mozioni.

Piccoli fischiatori crescono – A Ignazio La Russa, che di suo non si è mai curato di apparire come un politico vecchio stampo stretto negli abiti istituzionali, il dissenso non piace. E ha avuto modo di ricordarlo anche quest’oggi a Torino quando, appena iniziato il discorso per la festa dei centocinquanta anni dell’esercito, è stato accolto da numerosi fischi.
Il ministro, come da par suo, ha subito replicato stizzito: “Saluto tutti compresi i poveri piccoli fischiatori di professione che non capiscono che certe occasioni sono al di sopra delle piccole divisioni di parte”.
La Russa ha poi proseguito, comunque stizzito per il fatto che c’è chi osa pensare che le critiche possano essere espresse anche all’interno di ricorrenze ufficiali specie se il destino ha voluto che, proprio in concomitanza con la polemica riguardante la questione libica, a essere festeggiato sia un corpo militare. “L’Esercito è una miniera vera e propria di orgoglio per tutta la nostra comunità nazionale – ha detto il ministro – in questi anni, si è dimostrato un’istituzione straordinariamente flessibile in grado di adattarsi prontamente ai nuovi scenari di impegno, uno strumento sempre più moderno e tecnologicamente avanzato, che va detto, però, deve essere sempre corroborato dalla capacità di incentrare tutto sull’uomo“.
Flessibilità che, secondo alcuni, il governo ultimamente ha più volte mostrato a sproposito, specialmente nel modo di gestire la partecipazione del nostro Paese alla missione militare della Nato in Libia.

Simone Olivelli