Melania, inchiesta passa ad Ascoli: Sequestrata prima dell’omicidio

L’inchiesta sull’omicidio di Carmela Rea, Melania per chi la conosceva da vicino, passerà ufficialmente in mano alla Procura di Ascoli Piceno. Quella che potrebbe sembrare soltanto una sottigliezza burocratica assume invece, alla luce delle ultime indiscrezioni sulle indagini, un significato ben preciso.
Il carteggio passerà in mano ai magistrati ascolani perché, nonostante non sia più certo che la donna, il cui cadavere, trafitto con trentacinque coltellate, è stato trovato il 20 aprile a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), sia scomparsa due giorni prima da Colle San Marco (Ap), si pensa che all’origine del giallo ci possa essere stato un sequestro di persona avvenuto prima del delitto.

I luoghi del giallo – L’omicidio di Melania Rea è avvolto in un mistero in cui a confondere le idee contribuiscono soprattutto i luoghi. Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’esercito nonché marito della vittima, fu colui che diede per primo l’allarme per la sparizione della moglie. L’uomo ha raccontato agli inquirenti che la donna, mentre insieme si trovavano in un bosco di Colle San Marco, non ritornò più dopo essersi allontanata per andare in bagno.
La versione di Parolisi, via via che i giorni passavano, ha iniziato a far dubitare gli stessi investigatori sulla presunta veridicità del racconto, al punto che oramai essi sospettano del fatto stesso che Melania il 18 aprile scorso, poco dopo le 14,30, si trovasse nel paesino dell’ascolano.
E sarebbe anche per questo che gli inquirenti abbiano deciso di interrogare in giornata, per l’ennesima volta, il caporalmaggiore. Troppi gli interrogativi che circondano il giallo: la vita di Melania, più volte è stato ripetuto da chi la conosceva e in un certo senso confermato anche dalle stesse indagini, era un’esistenza normale, apparentemente senza scheletri nell’armadio. Eppure qualcuno ha voluto farla fuori, accanendosi contro di lei anche dopo la morte con inaudita violenza. Chi?

S. O.