Bossi-Berlusconi: la riconciliazione è servita

A suggellare la pace ritrovata tra la Lega e il Pdl è stata una cena servita ieri sera a palazzo Grazioli. E’ lì che Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, alla presenza di Gianni Letta e del ministro Giulio Tremonti, hanno posto definitivamente fine alle tensioni degli scorsi giorni originate da una mozione sulla Libia che prometteva di far cadere il governo. Così non è stato: il testo è diventato congiunto, incassando ieri il voto favorevole alla Camera, e tra il premier e il Senatur sembra essere tornato il sereno. Ma è davvero così? Intanto l’investitura di Giulio Tremonti a suo successore, lanciata ieri dal presidente del Consiglio, ha suscitato il finimondo. Tra le tante analisi abbozzate, non è mancata quella di coloro che sostengono che si sia trattato di un bluff, del tentativo di esporre il responsabile dell’Economia al giudizio pubblico per “bruciarne” definitivamente la candidatura a premier.

La cena della riconciliazione? – Comunque la si voglia pensare, il fatto reale è questo: ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il leader del Carroccio, Umberto Bossi, si sono seduti allo stesso tavolo dopo i giorni di presunta burrasca. Di cosa abbiano parlato non è dato saperlo, ma l’analisi più superficiale incoraggia a credere che i due abbiano voluto suggellare anche simbolicamente la pace ritrovata dopo le tensioni scoppiate intorno alla partecipazione italiana alla guerra in Libia. Che credito bisogna dare alla reunion? Si è trattata veramente di una riconciliazione o è piuttosto un “contentino” da smerciare a giornalisti e curiosi per spegnere i rumors più molesti sulla compattezza della maggioranza? Difficile capirlo dal momento che entrambi i leader si sono limitati a consegnare ai cronisti svelte dichiarazioni “soft”, sfuggendo abilmente alle analisi più strutturate.

Il triangolo no – Presente alla cena anche il sottosegretario di Stato, Gianni Letta, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, colui che da molti è stato indicato come il vero “pontiere” tra il Cavaliere e il Senatur. Che il responsabile dei conti pubblici occupi un posto speciale nel cuore del ministro delle Riforme è cosa risaputa e che lo stesso Tremonti abbia invece imbastito negli anni un rapporto spesso conflittuale (comunque dialettico) con il premier è faccenda altrettanto nota. Ma qual’è la natura del “triangolo” istituzionale, ammesso che esso esista? A sentir parlate il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ospite ieri della trasmissione “Exit“, quella consumatasi negli ultimi giorni sarebbe stata una semplice lite domestica. Berlusconi, che ha deciso di autorizzare i raid aerei in Libia senza consultare l’alleato, avrebbe fatto imbufalire Bossi che avrebbe risposto minacciando di far cadere il governo.

L’investitura di Tremonti – Quello tra il presidente del Consiglio e il numero uno dei padani sarebbe stata insomma – secondo il Sallusti-pensiero – una scaramuccia tra “moglie” e “marito” perché, ha spiegato il giornalista, “la politica è fatta da uomini che hanno i loro vizi, le loro virtù, le loro debolezze”.  In questa relazione capricciosa si sarebbe inserito anche Giulio Tremonti, investito dal direttore de Il Giornale del ruolo di “amante” di entrambi. Una trama degna delle migliori (o peggiori) telenovelas nostrane, che rinforzerebbe l’immagine della politica pro domo, decisa sulla scia degli umani umori e incardinata su meccanismi a dir poco asfittici. Sarà davvero così? Intanto l’investitura lanciata ieri sera da Silvio Berlusconi, che ha indicato Giulio Tremonti come suo papabile successore alla guida del governo, continua a tenere banco. Tra le tante ipotesi, quella di quanti credono che si sia trattato del tentativo estremo del Cavaliere di fare terra bruciata intorno al titolare di via XX settembre, esponendolo a una “gogna” mediatica (e non solo) difficile da superare. Il troppo credito di Tremonti tra i leghisti, compresi gli elettori, avrebbe infatti spinto il premier a fare come Giuda, allungandosi sul suo ministro per consegnargli il bacio della morte (politica).

Maria Saporito