Geronimo nome in codice di Bin Laden, la tribù Apache scrive a Obama: Chiedici scusa

Bin Laden, nome in codice Geronimo. “Caro Presidente Obama, le scrivo in quanto rappresentante della tribù degli Apache. Domenica, la nostra tribù come il resto del Paese, ha festeggiato dopo il suo annuncio che Osama Bin Laden è stato ucciso nell’operazione militare in Pakistan. Ma ieri, mentre si faceva luce sugli eventi, abbiamo scoperto una cosa che ci ha fatto veramente arrabbiare: il nome in codice per identificare Osama Bin Laden era Geronimo“. Jeff Houser, della tribù Apache in Oklahoma, si rivolge così al presidente degli Stati Uniti per protestare contro la scelta del governo statunitense di indicare il terrorista più ricercato al mondo col nome del leggendario capo Apache.

Una gaffe imperdonabile. L’ennesima gaffe della Casa Bianca costituisce l’ultimo e forse più pesante oltraggio alla cultura indiana d’America, una imperdonabile offesa a “un uomo molto coraggioso che si è battuto per la sua gente e per la sua terra”, un mito guerriero positivo, simbolo di coraggio e di valore, che lottava per difendere la libertà del suo popolo dall’invasione ad Ovest degli Stati Uniti, qualcosa di molto lontano insomma dal simbolo del terrore internazionale. “Siamo quasi sicuri che il vostro usare Geronimo come nome in codice per Osama Bin Laden è nato da un fraintendimento della storia. Comunque – si legge ancora nella lettera – collegare il nome di Geronimo, uno dei più grandi eroi degli indiani d’America, col peggior nemico degli Stati Uniti è un chiaro esempio dei problemi che intendiamo esaminare al più presto”.

Obama chieda scusa. “La nostra tribù e le altre tribù native americane si aspettano delle scuse ufficiali dal Governo. In questo momento i figli dei nativi americani sono costretti a collegare il nome di uno dei loro eroi al terrorista più temuto al mondo”, scrive Houser. Infine, l’appello diretto a Barack Obama: “Presidente, lei è stato eletto per i suoi messaggi di compassione e cambiamento, con questa azione, la sua amministrazione, non ha dimostrato né compassione, né cambiamento. La preghiamo di non lasciare che questa ingiustizia vada avanti. Ora tocca a lei fare il prossimo passo“.

R. E.