Giappone, nucleare: tecnici a Fukushima per la prima volta

Radiazioni altissime. Alcuni tecnici giapponesi sono entrati stamane nella centrale nucleare di Fukushima. È la prima volta dopo il terremoto che ha colpito il Giappone l’11 marzo scorso. Hanno ispezionato il reattore numero uno, parzialmente distrutto da un’esplosione di idrogeno che è seguita al sisma. Tuttavia, i livelli delle radiazioni sono tuttora elevatissimi. Proprio questa circostanza ha impedito ai tecnici di mettersi al lavoro all’interno dell’impianto nucleare per riparare il sistema di raffreddamento e mettere la struttura definitivamente sotto controllo. L’operazione è molto delicata ed era stata studiata a fondo dagli esperti prima dell’ingresso nel reattore. “Sapevamo già della situazione all’interno e delle radiazioni usando robot, dunque non sono entrati come le cosiddette squadre-suicidio” ha spiegato un portavoce della Tepco, società che gestisce l’impianto.

Ventilazione assicurata. Due tecnici della Tepco e undici operai nipponici, coperti da tute protettive, maschere e serbatoi d’aria, sono state le uniche persone ad entrare. Lo scopo di tale intervento era l’installazione di alcuni ventilatori, i quali hanno la capacità di filtrare il 95% delle sostanze radioattive dall’aria. “Le cose vanno avanti incessantemente per gradi – ha affermato un portavoce della Tepco – Il nostro obiettivo finale è di portare i reattori alla chiusura fredda. Secondo l’azienda questi lavori potrebbero richiedere oltre un anno. “Come primo passo in avanti in quella direzione, possiamo entrare all’interno dell’edificio, e questo è un punto importante” ha concluso il portavoce. Se la misura di ventilazione farà effetto e la radioattività dell’impianto calerà, entro pochi giorni sarà possibile entrarvi per concludere i lavori di raffreddamento.

Mare radioattivo. La contaminazione delle acque limitrofe alla centrale nucleare di Fukushima è tuttavia decisamente elevata. Infatti, secondo quanto riferisce il sito web Greenreport.it, i livelli di iodio radioattivo sarebbero addirittura 5.800 volte superiori al limite massimo sancito dalle leggi del Giappone. La Tepco è stata quindi costretta ad ammettere che perdurerebbero ancora perdite di acqua contaminata, tuttavia ha assicurato che è allo studio un sistema di barriere di protezione per chiudere anche questa falla. Ciò che scoraggia, tuttavia, è lo scarso tempismo con cui l’azienda responsabile della centrale trasmette notizie, oltre il colpevole ritardo con cui lanciò l’allarme nucleare in seguito ai danni causati dal sisma. Una condanna implicita, ma che non ha tenuto della vita di milioni di persone che vivevano e vivono nei dintorni dell’impianto.

Emanuele Ballacci