8 anni a Tanzi, Cassazione: abbiamo applicato prescrizione

Bilancio di un crac. Mille milioni di euro persi in tutto, 32 mila risparmiatori rovinati, 170 mila azionisti ed obbligazionisti danneggiati. Questi i numeri del crac Parmalat del 2003. La condanna definitiva per l’ex patron della parmalat Calisto Tanzi è dunque di otto anni e un mese di reclusione con l’accusa di aggiotaggio. Così si è espressa la Cassazione nella sentenza emessa ieri, confermando la precedente decisione della Corte di Appello di Milano, dello scorso 26 maggio 2010. Ad un anno di distanza, dunque, i supremi giudici confermano la validità della precedente sentenza, mitigandola un poco in favore di Calisto Tanzi, magnate della finanza che, anche lui, non deve esser uscito men che provato da tutta questa circostanza e dallo scandalo che ne seguì. La pena è ora ridotta in via definitiva di 23 mesi rispetto ai dieci anni assegnati a Tanzi in sede di Appello e, precedentemente, in primo grado.

Prescrizione di parte della pena. La decisione presa ieri dalla Corte di Cassazione non è arbitrariamente volta a mitigare la pena di Calisto Tanzi, ma piuttosto è stata determinata dalle leggi sulla prescrizione dei reati: da quelle già in vigore. Sono infatti scaduti i termini di legge per quanto riguarda il reato di false informazioni fornite al mercato, che si riferiscono a fatti accaduti fino al 18 giugno 2003. Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori si stanno in queste ore facendo sentire soprattutto in merito alla delusione per quanto riguarda il fatto che le banche, che erano state al corrente della modifica dei bond ad opera di Tanzi, fidandosi del finanziere hanno contribuito al fallimento degli azionisti ed escono ora indenni dal procedimento giudiziario, senza prendere parte in alcun modo alla pena.

Polemica sui domiciliari. Malcontento anche riguardo la concessione, non ancora accordata, di scontare la pena agli arresti domiciliari: privilegio previsto dalla legge in favore di tutti gli ultrasettantenni, e del quale si avvale anche Cesare Previti. Ma per Tanzi sembra che non si voglia attenuare il massimo della punizione che si riesca ad ottenere dal sistema giudiziario. Ed è polemica anche su questo. Calisto Tanzi ha oggi 72 anni, e ne ha già passato uno agli arresti. Si trova attualmente in casa, senza regime di particolare restrittività, anche a motivo del fatto che i giudici hanno affermato di non vedere il pericolo o la possibilità di una sua eventuale fuga. Ma il personaggio scatena delle ire particolari in alcune persone ed organizzazioni, e sembra che si vogliano accanire su di lui – a parte i comprensibilissimi motivi dei consumatori coinvolti – più che su molti altri personaggi che non hanno esattamente giovato allo Stato, in qualche caso anche a motivo di un uso poco dignitoso di una carica pubblica che rivestivano.

Malcontento per la riduzione della pena. L’assoluzione di banche e banchieri non ha raccolto consensi unanimi nel mondo della finanza. Si sottolinea soprattutto il fatto che le manovre poco chiare che precedettero il crac danneggiarono ben 170.000 obbligazionisti ed azionisti. Altra circostanza che non è andata giù, il fatto che Tanzi, per non farsi confiscare i beni di cui era appassionato collezionista, sparse la sua pinacoteca di quadri famosi tra le case dei suoi familiari, donandoli e separandoli tra loro pur di non farli sequestrare. Fin quando nel 2009 la Guardia di Finanza scoprì il trucco, non poi tanto originale, e le opere vennero poi confiscate. Soprattutto le associazioni dei consumatori sono in queste ore in stato di rivolta, ed invocano con scarsa clemenza l’attenzione di parlamento e Governo sulla gravità delle passate circostanze. In una nota congiunta di Adusbef e Federconsumatori, si legge: “L’Italia è il paese di Bengodi per banchieri, bancarottieri e truffatori. A differenza degli Stati Uniti, dove si fanno 150 anni di carcere come Madoff, non pagano quasi mai il conto, con l’unica consolazione della condanna di Tanzi a risarcire, con Bonici, 105 milioni di euro ai 32 mila risparmiatori costituitisi parte civile”. E dovrebbero esserne oggi contenti, dal momento che in primo grado questo processo si era chiuso senza prevedere risarcimenti.

S. K.