Frattini: la missione in Libia finirà in quattro settimane.

Se il segretario Onu Rasmussen faceva sapere qualche giorno fa che la missione in Libia durerà fino alla caduta di Gheddafi, il ministro degli Esteri Franco Frattini è già in grado di dare un termine a Unified Protector: “Ci sono ipotesi realistiche che parlano di tre, quattro settimane”. E addirittura “ipotesi ottimistiche parlano di pochi giorni.

Una previsione tutta italiana che forse viene più dall’apprensione per i finanziamenti che stanno finendo, che dalle certezze di resa da parte di Gheddafi. Anzi, a voler entrare direttamente nel merito delle questioni italiane, la previsione di Frattini sarebbe più un annuncio per tranquillizzare la Lega che un pronostico militare. Il Ministro degli Esteri parla di tre, quattro settimane. Un tempo che porta direttamente a giugno, quando i 150 milioni di euro che il Carroccio ha concesso per la missione in Libia saranno finiti. E per il momento non sembra esserci verso di convincere Umberto Bossi ad un rifinanziamento delle operazioni militari. Non a caso tre giorni fa il sottosegretario Guido Crosetto si lasciava sfuggire un auspicio sulla guerra in Libia: “Speriamo che finisca entro giugno.

Ed è toccato al titolare della Farnesina tradurre in diplomazia questa speranza: “Il tema non è la scadenza (della missione, ndr), ma come lavorare perché cessino le azioni di protezione militare il più presto possibile. Certamente intensificare la pressione è necessario per poter far partire l’iniziativa politica.” Un punto di approdo sul quale oltre oceano non è calata ancora alcuna previsione. Mentre la Nato resta concentrata a intensificare i raid conscia del fatto che Gheddafi è intenzionato a tutto piuttosto che arrendersi, spetta ai partner europei spegnere le previsioni scaramantiche dell’Italia. Il ministro degli Esteri francese Alain Juppè si affretta a dichiarare che la missione in Libia durerà ancora per mesi. Il suo collega britannico Hague, invece, specifica sibillino che l’Italia “non ha alcuna intenzione di stabilire una cronologia” dell’intervento. Come a dire: attenzione, niente scherzi.

A Roma, però, diventa sempre più palese il fatto di essere l’anello più debole dell’Alleanza. E che la permanenza in Libia sta diventando una questione sempre più legata alla clessidra della Lega che, pur restando contraria ai bombardamenti, aspetta l’esito delle amministrative di Maggio per prendere posizioni più nette. Insomma: se il futuro del Governo dipende dal risultato delle prossime elezioni, la Nato, per avere ancora l’appoggio dell’Italia, deve sperare che a Milano la Moratti trionfi ancora una volta.

Cristiano Marti