Pakistan: bruciate bandiere Usa in omaggio a Bin Laden

Mentre gli Stati Uniti sono raccolti intorno al luogo simbolo del Word Trade Center per celebrare la morte di Osama Bin Laden e per annunciare che “giustizia è fatta”, in Pakistan la bandiera a stelle e strisce brucia in tutte le città del Paese, per rendere omaggio al terrorista che da Domenica è diventata l’icona della guerra santa contro l’Occidente. Le manifestazioni al termine del Venerdì di preghiera erano state annunciate dal partito Jamaat-e-Islami (Jui), schieramento di opposizione radicale islamica. A Quetta erano in migliaia a sfilare per le strade della città ad invocare la jihad contro gli Usa.

Lunga vita a Osama” ha urlato la folla durante un corteo che durante la giornata sarà replicato in  altre parti del Paese. La stagione del terrorismo dunque non è finita, anzi. Da quattro giorni sembrerebbe appena iniziata, rilanciata da un affronto che i fondamentalisti vorranno vendicare al più presto: “Un Osama è divenuto un martire – minaccia un ex senatore dello Jui – ma a partire da questo momento migliaia di Osama nasceranno, perché lui ha creato un movimento contro le forze anti-musulmane che va oltre la sua persona.

Tensioni che non si fermano alla rabbia dei partiti fondamentalisti islamici. Altre indiscrezioni continuano ad emergere intorno alla morte di Bin Laden. Ed ora sembra che la Cia abbia accusato il Pakistan di aver protetto il principe del terrore. Non solo: secondo Amrullah Saleh, ex capo dell’intelligence afghana, il Mullah Omar (foto) sarebbe nascosto a Karachi, in un covo controllato dai servizi pachistani (Isi). Rivelazione che non potrebbe non collegarsi al fatto che il nascondiglio di Bin Laden ad Abbotabad era a pochi metri da una base militare degli uomini di Islamabad. “Il Mullah Omar è protetto dall’Isi. Nel momento in cui sto parlando con lei – rilancia Saleh rivolgendosi ad un inviato del Guardian il generale Ahmadhuja Pasha (direttore generale dell’intelligence, ndr) sa dove si trova e riceve rapporti giornalieri dai suoi ufficiali sui luoghi dove si trovano i principali leader talebani.

Cristiano Marti