Libia, Maroni: Guerra finisca presto, sennò avremo troppi profughi

Con alle spalle una mozione parlamentare approvata, che obbliga il Governo a impegnarsi in più punti sul modo in cui dovrà essere gestito l’impegno militare in Libia, la missione Nato torna a essere discussa dagli esponenti della maggioranza in termini di interessi politici interni.
Quest’oggi il ministro degli Interni Roberto Maroni si è detto speranzoso del fatto che il conflitto nel Paese nordafricano, che vede l’aviazione militare italiana ormai impegnata in veri e propri bombardamenti contro obiettivi militari libici, possa risolversi in breve tempo: il motivo principale per cui bisogna che ciò accada è dato dal problema immigrazione. Perché prima ancora che la pace lì, a noi interessa il controllo delle coste qui.

Sono ripresi gli sbarchi – La dichiarazione di Maroni è avvenuta a Cermenate, località in provincia di Como, dove il ministro degli Interni ha partecipato alla cerimonia di consegna di una villa, precedentemente confiscata alla ‘Ndrangheta e adesso affidata  al ‘Progetto San Francesco’. Il capo del Viminale ha trovato modi di tornare a parlare della questione immigrati clandestini che da mesi ormai occupa i primi posti dell’agenda politica della maggioranza, specialmente in questi giorni di campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative che avranno luogo la prossima settimana in numerose città d’Italia.
E Maroni, che ancor prima di essere ministro degli Interni rimane figura simbolo della Lega Nord, agli sbarchi nelle coste del Meridione tiene molto: “Questa notte è avvenuto un altro sbarco di profughi dalla Libia a Lampedusa. Bisogna che la guerra finisca presto e bisogna trovare una soluzione che dia stabilità alla Libia altrimenti saremmo costretti ad assistere quotidianamente ad arrivi massicci di profughi sul nostro territorio”.
Nella mozione che il Carroccio ha proposto e fatto approvare dalla Camera, pena il rischio di una crisi politica, vi è infatti anche un punto che prevede l’impegno del Governo nell’intensificare relazioni diplomatiche con i Paesi esportatori di immigrati affinché il controllo di questo problema possa avvenire già dall’altra sponda del Mediterraneo.
Andate in pace.

Simone Olivelli