Pedopornografia, maxi retata: 4 arresti e 257 identificati. Alcuni recidivi

Quattro arresti e duecentocinquantasette persone identificate. Questo il resoconto numerico di una maxi operazione contro la pedopornografia che ha coinvolto le polizie postali di più nazioni e che ha avuto in quella italiana un contributo molto importante.
Le indagini, partite già nel mese di dicembre di due anni fa, ha ricevuto l’input iniziale da una scoperta della Polizia Criminale tedesca del Baden – Wuerttemberg che risalì ad alcune tracce informatiche che facevano sospettare un grosso giro di scambio di materiale pedopornografico.
Centinaia di persone sfruttavano la rete Internet per poter condividere immagini e video dove venivano riprese violenze sessuali su minori, alcuni su bambini molto piccoli.

Recidivi – La conclusione dell’inchiesta, a cui hanno partecipato ben 85 uffici provinciali della Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha fatto scattare le manette per quattro indagati, mentre per i restanti sono state inoltrate denunce a piede libero. Tra i protagonisti di questa agghiacciante realtà, quattordici persone sarebbero già state indagate in passato per reati dello stesso tipo.
Nel nostro Paese la fase clou delle indagini si è avuta nei mesi di marzo e aprile quando, con l’autorizzazione del Sostituto Procuratore Lucia Baldovin e il coordinamento del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online della Polizia postale, si è passati alle perquisizioni all’interno delle abitazioni degli indagati. Le visite delle forze dell’ordine hanno portato al sequestro di diverse centinaia di supporti informatici, ma anche di numerosi ritagli di articoli di giornali aventi ad oggetto violenze su minorenni.
La pedofilia on line negli ultimi anni fa leva anche sull’utilizzo dei social network: la possibilità di creare profili fittizi (fake nel gergo di Internet, ndr) può agevolare i cattivi intenzionati nel loro intento di entrare in contatto con minori. Sospetti simili, negli ultimi mesi, si sono avuti sul Gruppo per trovare Yara Gambirasio, ospitato dal social network Facebook: in quel caso molti utenti hanno ritenuto che dietro i profili di adolescenti, che si dichiaravano amici della tredicenne uccisa a Brembate di Sopra, potrebbero nascondersi adulti in vena di scherzi. Pericolosi.

S. O.